Ragazzo disabile vittima dei bulli, il gip rigetta richiesta di patteggiamento

Gli indagati hanno già ammesso le proprie responsabilità sulla vittima, 13enne. Per il giudice non è congrua una pena di due anni e mezzo

LECCE – Il gip Vincenzo Brancato ha rigettato la richiesta di patteggiamento a due anni e mezzo presentata dai legali di Riccardo Cassone (assistito dall’avvocato Massimo Bellini) ed Edoardo Tauro (assistito dall'avvocato Giovanni Gabellone), accusati di atti di bullismo nei riguardi di un 13enne affetto da deficit psichici. I due 20enni di Campi Salentina avevano chiesto di patteggiare col beneficio della pena sospesa, ottenendo il parere favorevole del pubblico ministero titolare del fascicolo d'inchiesta.

Il gip, però, non ha ritenuto congrua la pena, evidenziando come i due giovani non siano meritevoli della concessione delle attenuanti generiche in virtù dei fatti commessi, palesando un atteggiamento aggressivo nei confronti di un soggetto più debole. Episodi tanto gravi quanto assolutamente gratuiti.

Gli indagati hanno già ammesso le proprie responsabilità dinanzi al gip in merito all'episodio avvenuto nel novembre del 2014 in un vicolo alle spalle della chiesa di Santa Maria delle Grazie, a Campi. Qui, il 13enne ha vissuto un'ora infernale, costretto a subire angherie di ogni tipo, oltretutto filmate col cellulare da un altro ragazzo e diffuse su WhatsApp: è stato legato a un cancello con una catena da bicicletta, deriso, lasciato in mutande, schiaffeggiato e costretto a fumare uno spinello.

Non solo. Il “branco” gli ha anche urinato sulle gambe e sulle scarpe. L'unica “colpa” della vittima sarebbe stata quella di voler fare parte del “gruppo dei più grandi”, che non accettava la sua compagnia e che, dopo averlo respinto in più occasioni, ha usato le maniere dure per spaventarlo e allontanarlo così definitivamente. E' quanto ha raccontato Cassone durante l'interrogatorio che si è tenuto nella stanza del gip al quinto piano del Tribunale di viale de Pietro, mentre, fuori, ad attenderlo c'erano i suoi genitori. “Non ti vergogni per quello che hai fatto?”  gli ha domandato il giudice, e lui ha risposto di sì, e ha chiesto scusa al 13enne e alla sua famiglia.  

Anche Tauro si è mostrato pentito, ma ha tenuto a precisare di aver partecipato solo alle fasi finali dell'aggressione da lui intesa come uno scherzo, pur riconoscendo fosse di pessimo gusto, in un luogo non poi così isolato, essendo molto vicino alla chiesa del paese, e al quale avrebbero assistito divertite anche altre persone.

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Le indagini svolte dai carabinieri di Campi Salentina, guidati dal maggiore Nicola Fasciano, hanno già individuato un terzo presunto responsabile (assistito dall'avvocato Michele Palazzo), indagato dalla Procura per i minorenni perché non ancora maggiorenne all'epoca dei fatti. 

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