Mercoledì, 16 Giugno 2021
Cronaca Rudiae / Via Guido Dorso

Rame a chili portato via dell'edificio, tre fermati: anche padre e figlio

Da tempo si segnalavano movimenti nell'edificio ex Telecom. Oggi la polizia ha bloccati i ladri in flagranza di reato

LECCE – Una serie di segnalazioni di cittadini per movimenti sospetti in zona, vari passaggi e appostamenti, alla fine il fermo. Piero e Stefano Sparapane, rispettivamente padre e figlio, leccesi di 45 e 24 anni, e Sebastiano De Mirto, 31enne di San Cesario di Lecce, sono finiti in arresto per furto di “oro rosso”.

Il rame continua ad andare di moda, se ne ricava un po’ di euro rivendendolo, e in questo caso, i tre, secondo gli investigatori, se ne stavano servendo da un edificio ormai abbandonato di via Estrafallaces, traversa di via Taranto, nel rione Borgo Pace. A bloccarli, questa mattina, sono stati gli agenti di una volante.

Visti i numerosi avvistamenti, i poliziotti hanno svolto un appostamento specifico presso lo stabile, un tempo della Telecom. E dopo alcuni minuti, hanno notato tre persone entrare e uscire dallo stabile. A un centinaio di metri, gli agenti hanno fermato padre e figlio. Camminavano a passo svelto, in direzione di via Dorso.

I due Sparapane avevano le mani palesemente sporche. Segno evidente di come avessero appena maneggiato qualcosa. Invitati a salire in auto, sono stati accompagnati sul luogo dove vi era il sospetto che fosse stato perpetrato un furto. Durante il sopralluogo, del giardino, uno dei poliziotti ha notato uscire da una porta dell’edificio un terzo uomo. Anche questi ha tentato la fuga in direzione di via Dorso.

Grazie all’intervento di una seconda volante, l'uomo, poi identificato in De Mirto, è stato bloccato. Nel frattempo, è stato appurato che accanto a un muretto di cinta, in un punto in cui mancava una grata di ferro, erano stati accatastati rotoli di cavo elettrico di colore rosso di grosse dimensioni. Altri rotoli identici erano a pochi metri, a ridosso della scala d’accesso ai sotterranei dell’edificio.

In una parte di questo scantinato, i poliziotti hanno trovato una chiave del tipo a pappagallo e un pacchetto di sigarette. Proprio in quel punto erano stati tranciati cavi di rame. Uguali a quelli accatastati all’esterno. Sul posto è giunto personale della scientifica che ha svolto rilievi fotografici.

Come detto, da diverso tempo vi erano state segnalazioni circa un viavai di soggetti che, dall’interno dell’edificio ex Telecom, portavano fuori ingenti quantitativi di rame. Nei giorni precedenti la polizia aveva svolto vari appostamenti, senza però mai cogliere in flagranza i ladri. Oggi è andata diversamente.

Fra le altre cose, a ridosso del parco confinante con la struttura, i poliziotti hanno notato un’Opel Agila bianca in uso a De Mirto. Sul marciapiede vicino, uno scooter grigio Italjet 125. Nel vano sotto la sella, numerosi fili di rame, alcuni dei quali sguainati e contenuti in busta rossa molto pesante: conteneva all’interno ben 6,3 chili di materiale. E lo scooter è risultato ceduto da quindici giorni a Piero Sparapane.

Questi, tra l’altro, avrebbe confermato di aver avuto la volontà di sottrarre il rame, servendosi dell’aiuto del figlio Stefano, negando però di essere entrato nell’edificio: a suo dire, vi sarebbe stato solo pochi attimi. Sentito il pm di turno, Francesca Miglietta, Piero Sparapane e Sebastiano De Mirto sono stati condotti in carcere, mentre il 24enne, figlio del primo, si trova ai domiciliari. Tutti sono in attesa dell’udienza direttissima.

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