Rapì una bimba, disposta una perizia sulla capacità di intendere e di volere

La Corte d’Appello di Lecce ha incaricato lo psichiatra Suma di stabilire se Valentina Piccinonno era lucida quando si rese responsabile della “scomparsa” della piccola di cui voleva prendersi cura. Per questa vicenda, avvenuta il 9 giugno 2014, fu condannata a un anno e 8 mesi

LECCE - Era “lucida” quando rapì una bambina di appena sei anni? E’ questa la domanda posta dalla Corte d’Appello di Lecce allo psichiatra Domenico Suma, nel processo che si sta celebrando nei riguardi di Valentina Piccinonno, 35 anni, di Lecce, dopo la condanna in primo grado a un anno e otto mesi di reclusione.

In mattinata, il presidente Nicola Lariccia ha affidato all’esperto il compito di redigere una consulenza sulla capacità di intendere e di volere della donna (difesa dall’avvocato Ladislao Massari). Agli accertamenti prenderanno parte anche i genitori della bambina, una coppia di origini Bulgare (parte civile al processo con l’avvocato Giovanni Tarantino), attraverso la dottoressa Fabiola Mengoli. I risultati saranno resi noti nella prossima udienza fissata per il 12 giugno.

La vicenda risale al pomeriggio del 9 giugno del 2014, quando Piccinonno insieme ad un amico si avvicinò alla piccola che stava giocando con la sorella nel parco vicino all’area mercatale di Monteroni e salì in sella allo scooter guidato dall’uomo (finito anche lui sott’accusa ma poi assolto).

La bimba fu poi rintracciata dai militari dell’Arma in un appartamento a Lecce, dove abitava la 35enne. Dopo il suo arresto, durante l’interrogatorio, Piccinonno si assunse ogni responsabilità spiegando di averlo fatto solo perché voleva prendersi cura della piccola.

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Un anno dopo, nella notte a cavallo tra il 27 e il 28 giugno del 2015, la donna si sarebbe resa responsabile di un omicidio nelle campagne tra Monteroni e Arnesano, quello di Salvatore Maggi, 73 anni, ex gestore di una sala giochi a Monteroni, per il quale lo scorso dicembre è stata condannata in Appello a sette anni.

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