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Rapina a sfondo sessuale nei pressi del faro: tre giovani al banco degli imputati

Saranno giudicati in abbreviato il 17 febbraio, i ragazzi accusati di aver picchiato e derubato un 58enne leccese nella marina di San Cataldo la notte del 18 agosto scorso

LECCE - Hanno chiesto e ottenuto di essere giudicati in abbreviato i tre ragazzi accusati di aver picchiato e rapinato un 58enne leccese nella marina leccese di San Cataldo la notte del 18 agosto scorso. Stiamo parlando di Pierre Louise Blaise Bartoccioni e Benjamin Dali, entrambi di 20, il primo di Tricase, il secondo montenegrino residente a Lecce, e di Patrick Intrepido, 19enne di Lecce, nei riguardi dei quali questa mattina il giudice Simona Panzera ha accolto l’istanza di rito alternativo, fissando la data del processo al 17 febbraio.

In aula non ci sarà la vittima, nel frattempo già risarcita dagli imputati, non essendosi costituita parte civile.

Ha, invece, già chiuso il suo conto con la giustizia Marco Murati, 18enne di Lecce, che lo scorso gennaio, attraverso l’avvocato Benedetto Scippa, ha patteggiato due anni e mezzo, ottenendo il beneficio della pena sospesa, col giudice Sergio Tosi.

Murati fu il primo, poi fu la volta di Bartoccioni e Dali, al quale riuscirono a risalire gli agenti delle volanti, qualche ora dopo l’aggressione. In particolare, ai poliziotti giunti sul luogo del pestaggio, il malcapitato riferì che, dopo la mezzanotte, si era fermato con l’auto, una Punto, nei pressi del faro per fare una passeggiata, quando si sarebbe avvicinato un gruppetto di giovani con addosso la mascherina chirurgica che l’avrebbe trascinato fuori dal mezzo, per poi colpirlo con calci e pugni, sfilargli l’orologio dal polso, impossessarsi della borsa sotto al sedile, dove erano custoditi 140 euro, carte di credito, un telefono cellulare e altri effetti personali, e fuggire con la sua auto.

I tre finirono così nel carcere di “Borgo San Nicola” per rapina aggravata e lesioni, ottenendo poi i domiciliari con braccialetto elettronico, in seguito all’interrogatorio con il giudice Cinzia Vergine. In particolare, durante il confronto con il gip, si difesero spiegando che l’obiettivo non sarebbe stato quello di rapinare il 58enne, ma di punirlo per le avance rivolte a uno di loro.

Ma secondo le indagini condotte dal pubblico ministero Roberta Licci, nel corso delle quali emerse anche il coinvolgimento di Intrepido, il gruppo agì seguendo un piano preciso: adescare l’uomo per poi picchiarlo con l’obiettivo di rapinarlo.

Sono queste le accuse contenute nel decreto di giudizio immediato notificato nelle scorse settimane agli imputati e in seguito al quale erano state avanzate le richieste di rito alternativo.

A difenderli ci penseranno gli avvocati Raffaele Benfatto, Roberto Bray e Francesco Maria De Giorgi.

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