“Ho l’auto in panne”, ma con due complici armati rapina la casa di riposo

Il colpo ai danni della "Casa d'oro" di Taviano. Ricercati i tre malviventi, probabilmente di nazionalità straniera. Indagini nelle mani del commissariato di Gallipoli

Foto di repertorio (Luca Capoccia Photo)

TAVIANO – Il citofono suona una mezzora dopo la mezzanotte e l’operatore di una casa di riposo di Taviano, intravedendo il viso di una donna sola  attraverso il videoschermo, apre. Ma si è ritrovato di fronte a una cittadina straniera, con un accento dell’est Europa, a volto scoperto. Ha chiesto al dipendente della “Casa d’Oro” un aiuto: “Ho l’auto in panne, non riparte”. Ma la fantomatica conducente non ha neppure lasciato il tempo all’impiegato di decidere il da farsi, che questi è stato colpito con il calcio di una pistola da due individui coperti da passamontagna, complici della donna, sopraggiunti dai lati dell'ingresso.

Lo hanno tramortito con quel colpo, e poi si sono diretti alla cassaforte. Dopo averne scardinato la serratura, si sono impossessati di due libretti degli assegni che si trovavano all’interno. Ma non è tutto. Prima di dileguarsi, sempre tenendo l’arma puntata contro l’unico impiegato presente nella reception della struttura di via Capitano Alberto Melica, hanno anche arraffato altro: due computer, di cui uno portatile e collegato con il sistema di videosorveglianza. Solo a quel punto hanno abbandonato la casa di riposo, e il malcapitato ancora dolorante e sotto choc.

Pochi secondi dopo la fuga dei tre malviventi, è stato lo stesso operatore a rivolgersi al numero di pronto intervento. Sul posto, gli agenti del commissariato di Gallipoli, guidati dal vicequestore aggiunto Marta De Bellis. L’uomo, fortunatamente, non ha riportato lesioni alla testa dopo il colpo: soltanto lievi dolori per i quali non ha voluto neppure essere refertato. I poliziotti, intanto, dopo aver ascoltato la vittima, ed eseguito i rilievi nella casa di riposo, assieme ai colleghi della scientifica, si sono messi sulle tracce della banda. Non è escluso che possa trattarsi di cittadini residenti in zona. E che, evidentemente, conoscevano le abitudini della struttura. Determinanti indizi, inoltre, potrebbero essere forniti dall’identikit della donna che, tendendo il tranello all’operatore, ha comunque esposto i propri tratti somatici. Le videocamere di sorveglianza installate all’esterno, e nell’isolato, completeranno il primo quadro investigativo ora a disposizione dei poliziotti gallipolini.

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