Domenica, 25 Luglio 2021
Cronaca Via Duca degli Abruzzi

Rapina da 160mila euro in gioielleria: confessano, giudizio in abbreviato

Marco Russo, 21enne, e Davide Di Lena, 23enne, brindisini, accusati della rapina avvenuta la mattina del 3 agosto 2012. Quel giorno, i due giovani si sarebbero introdotti nella gioielleria "Re dell'Oro" di Nardò, in via Duca degli Abruzzi

LECCE – Saranno giudicati con l’abbreviato, ammettendo le loro colpe, Marco Russo, 21enne, e Davide Di Lena, 23enne, brindisini, accusati della rapina avvenuta la mattina del 3 agosto 2012. Quel giorno, i due giovani si sarebbero introdotti nella gioielleria “Re dell’Oro” di Nardò, in via Duca degli Abruzzi, fingendosi persone interessate a un acquisto e attendendo che i veri clienti uscissero, per entrare in azione. Fu una commessa ad aprir loro la porta blindata del negozio. Ben vestiti, volti rigorosamente scoperti, come impone la tecnica (usata da loro predecessori in diverse occasioni), sembrarono subito normali clienti. E ressero la parte per diversi minuti, chiedendo di visionare alcuni gioielli. Solo quando altre persone, fra cui una coppia con un bambino di pochi anni, uscirono dalla gioielleria, uno dei due dei due cambiò all’improvviso atteggiamento, afferrando una commessa per il collo e puntandole una pistola alla tempia. Il complice, da par suo, colpì alla spalla il proprietario, Massimo Quintana, spingendolo per terra e legandogli mani e piedi con fascette di plastica, chiudendogli infine la bocca con nastro adesivo. Allo stesso modo, i rapinatori immobilizzarono le due commesse del negozio.

Non bastasse l’aggressione, i due malviventi, per incutere ancor più timore agli ostaggi, mostrarono la pistola con il caricatore pieno di proiettili, intimandogli di non chiedere aiuto neanche subito dopo il loro allontanamento. Un piano perfetto, che permise loro d’impossessarsi di gioielli per un valore di 160mila euro.  Solo dopo diversi minuti una commessa riuscì a tagliare il nastro con cui era stata legata usando delle forbici, per poi slegare anche la sua collega e il titolare.

Sulle tracce dei due criminali si misero subito gli investigatori del commissariato neretino, con il supporto della squadra mobile di Lecce. Ottenuta una dettagliata descrizione dei rapinatori, i poliziotti tennero a mente anche il dettaglio del marcato accento brindisino. A ragion veduta, furono interessati quindi anche i colleghi della questura di Brindisi, che, partendo dalla perquisizione domiciliare di alcuni soggetti, estranei comunque alla rapina di Nardò, dapprima rinvenne a una parte della refurtiva sottratta alla gioielleria “Re dell’Oro”, poi, confrontando la dinamica di quel fatto con episodi analoghi avvenuti di recente, per i quali erano già stati individuarti gli autori, gli agenti ipotizzarono che dietro potesse esservi sempre la stessa mano.

Fra i sospettati principali, apparve subito il nome di Marco Russo, già in carcere dal 21 agosto per la rapina a mano armata nella gioielleria “Kloof” di Martina Franca, in provincia di Taranto, in cui uno degli autori si era dato alla fuga subito dopo il colpo, costringendo un automobilista ad accompagnarlo fino a Brindisi, dove poche ore dopo era stato individuato e fermato.

Ai testimoni del colpo di Nardò furono quindi state fatte visionare fotografie di vari sospettati, fin quando, senza ombra di dubbio, non furono riconosciuti il già citato Russo e Davide Di Lena, brindisini, corrispondenti in modo preciso alla descrizione fornita dalle vittime, autori di altre rapine con le stesse modalità, e trovati in possesso di gioielli del “Re dell’oro”. 

Il giudizio con rito abbreviato sarà celebrato all'inizio dell'anno prossimo dinanzi al gup Cinzia Vergine.
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