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Cronaca Copertino

Rapina in gioielleria e sequestro del titolare: annullate quattro condanne

La Corte di Cassazione ha disposto un nuovo processo d’appello per i quattro uomini accusati del colpo per oltre 40mila euro messo a segno il 5 febbraio del 2013, a Copertino

COPERTINO - Torna ai nastri di partenza il processo sulla rapina avvenuta il 5 febbraio del 2013 nella gioielleria "De Lumè", a Copertino: il titolare fu bloccato da quattro uomini armati per strada che, dopo averlo ripulito di tutti i soldi che aveva addosso (200 euro), lo costrinsero a riaprire l'attività, lo incappucciarono, e lo tennero in ostaggio in un luogo isolato, per poi fuggire con un carico di preziosi dal valore di 40mila euro.

Per questa vicenda, il 20 ottobre del 2015, furono condannati in abbreviato dal giudice Stefano Sernia i presunti responsabili a oltre 20 anni di reclusione. La sentenza fu poi confermata in secondo grado, ma la Corte di Cassazione ha accolto il ricorso presentato dagli avvocati Mario Ciardo, Gabriele Valentini e Ladislao Massari, annullando il verdetto e disponendo un nuovo giudizio d’appello.

Secondo la difesa, le motivazioni della decisione erano carenti e, in particolare, le indagini, che portarono all'identificazione dei quattro (che agirono col volto coperto da calzamaglia) e al loro arresto su ordinanza di custodia cautelare, erano lacunose.

Annullato dunque il verdetto che era di: 5 anni e 8 mesi, più il pagamento della multa di 1.400 euro, al 35enne di Copertino Gianluca Calabrese; 5 anni tondi ciascuno più 1.200 euro di multa ai compaesani Andrea Riccardo Frisenda, 35 anni, e Cosimo Salvatore Suppressa, 34; 5 anni e 2 mesi a Mirko D'Adamo, 34, anche lui di Copertino.

Tra le vicende finite al vaglio dei giudici, c’era anche un'altra rapina, quella del 9 gennaio 2013 ai danni del supermercato “Dico”, a Copertino, attribuita però a due soli imputati, Calabrese e Frisenda. Secondo l'accusa, i due uomini insieme a un'altra coppia di individui rimasta ignota, attesero anche in questo caso la chiusura dell'attività per poi fermare per strada il vice-responsabile che, costretto sotto la minaccia di una pistola a disinserire il sistema d'allarme e a riaprire il portone d'ingresso, fu poi rinchiuso nella loro auto. I complici si sarebbero così impossessati della somma di 3mila euro e di un televisore.

Calabrese rispondeva anche del furto di un'auto, un Audi A3, avvenuto a Copertino il 13 settembre del 2012, che avrebbe dato alle fiamme cinque mesi dopo, ad Avetrana, insieme a D'Adamo.

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