Cronaca

Rapina in gioielleria con cliente incinta tenuta in ostaggio: due condanne

Pene in abbreviato per due dei presunti componenti della banda che il primo giugno del 2012 rapinò la gioielleria "La Piramide"a Calimera. Il gup Vincenzo Brancato ha condannato a 4 anni e quattro mesi il 22enne Jonathan Muolo, e a 4 anni il 38enne Antonio Fontò

LECCE – Condannati in abbreviato due dei presunti componenti della banda che il primo giugno del 2012 rapinò la gioielleria "La Piramide"a Calimera. Il gup Vincenzo Brancato ha condannato a 4 anni e quattro mesi il 22enne Jonathan Muolo, e a 4 anni il 38enne Antonio Fontò, entrambi di Brindisi.

Furono momenti di terrore per una giovane cliente in dolce attesa, che fu minacciata con una pistola. In cinque furono arrestati su mandato del pm della procura della Repubblica di Lecce, Carmen Ruggiero, con provvedimento del gip, Antonia Martalò, sulla base delle indagini dei carabinieri.

L'attività investigativa, condotta anche con la collaborazione dei militari di alcune caserme del brindisino, portò al fermo dei rapinatori fuggiti con un ingente bottino. A poche centinaia di metri dal luogo dell'accaduto, i militari stavano ispezionando un'Alfa Romeo 147, di colore rosso, con a bordo i tre giovani. Già intercettati perché sospetti, furono colti senza la copertura assicurativa del veicolo.

muolo-2Condotti in caserma, furono stati identificati e rilasciati un paio di ore dopo, e proposti per il foglio di via obbligatorio, dopo aver sequestrato il telefono cellulare ad uno di loro. Contemporaneamente, i militari dell'Arma stavano anche acquisendo i nastri del sistema di videosorveglianza rinvenendo, all'esterno della gioielleria, la maniglia di un'autovettura. Risultata appartenere ad una Fiat Bravo, rubata, e poi data alle fiamme la notte successiva alla rapina, proprio a Brindisi. Un dettaglio determinante, che accelerò le indagini.

fonto-2I tabulati telefonici del cellulare sequestrato, inoltre, portarono alla luce un contatto risalente all'ora della rapina: a chiamare, infatti, sarebbe stato proprio Muolo, utilizzando l'utenza, smarrita e denunciata alcuni giorni prima. La visione dei filmati, anche quelli delle telecamere installate su attività commerciali adiacenti, permise di confermare la presenza sia della Fiat Bravo, sia dell'Alfa 147, nei pressi della rivendita di preziosi, fornendo elementi di svolta agli inquirenti.

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