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Rapina in una gioielleria veneta, la pista porta verso il Salento

In quattro arrestati. L'operazione fra le province di Lecce e Brindisi per un episodio avvenuto a Dolo nell'ottobre scorso. In due entrarono a volto scoperto con pistola e fascette

VENEZIA - “Gold River”: questo il nome di un’operazione che ha condotto all’arresto di quattro soggetti, eseguita nelle province di Brindisi e Lecce. In carcere sono finiti: Francesco Andriola, 39enne; Luciano Pagano, 34enne; Ugo Ugolini, 32enne; Maurizio Cannalire, 57 enne (tutti della provincia brindisina, Ugolini era in carcere a Lecce). Ad agire, all'alba di oggi, i carabinieri dei comandi provinciali di Brindisi e Venezia. 

Video: le fasi della violenta rapina

L’ordinanza di custodia cautelare in carcere è stata emessa dal giudice per indagini preliminari del Tribunale di Venezia, Roberta Marchiori, che ha accolto la richiesta del pubblico ministero Giorgio Gava. I quattro rispondono di rapina pluriaggravata in concorso e porto e detenzione illegale di arma da fuoco .

Si finsero clienti per entrare indisturbati

La tecnica: uno dei malviventi entrò fingendosi un cliente, dopo aver suonato al campanello, per poi estrarre una pistola e agevolare l’ingresso di un complice. La proprietaria e un tecnico presente in quel momento furono così immobilizzati con fascette ai polsi e costretti a sdraiarsi per terra. Poi, riempirono alcuni borsoni, impossessandosi di gioielli e orologi per circa  45mila euro, e fuggirono.

Nelle fasi culminanti della rapina, due adolescenti, che stavano passando accanto alla gioielleria, accortisi di quanto stava avvenendo, chiamarono il 112, fornendo all’operatore della centrale operativa i dettagli. Si venne a creare una situazione di estremo pericolo, anche perché decisero di inseguire a distanza i malviventi, nel frattempo usciti dal negozio con il bottino, desistendo solo dopo essere stati apertamente minacciati da uno dei rapinatori con una pistola.

I due malviventi si divisero nella fuga

I due poi si divisero: uno continuò la fuga a piedi, mentre il complice salì su un’auto, riponendovi la refurtiva. Sul posto arrivò poco dopo una pattuglia della tenenza dei carabinieri di Dolo. Il maresciallo, avvertito da alcuni testimoni che i malviventi avevano imboccato a piedi uno stretto vicolo, tentò di rintracciarli usando una bicicletta prestatagli da un passante e, lungo il tragitto, incontrò i due ragazzi.

Questi gli riferirono di una Fiat Punto di colore blu utilizzata da uno dei due rapinatori, subito dopo incrociata e della quale erano riusciti a rilevare parte della targa (poi individuata interamente grazie alle telecamere di videosorveglianza in zona).

La refurtiva rivenduta al rientro in Puglia

Partendo dal possibile utilizzatore del veicolo ed attraverso le successive indagini, anche di natura tecnico-scientifica, condotte con la collaborazione di tutti i testimoni, è stato possibile raccogliere importanti indizi per identificare i due autori materiali della rapina e poi io complici, con funzioni di appoggio operativo e logistico. Avevano, cioè, compiuto il sopralluogo preliminare nel negozio e poi aiutati i complici nella fuga. A loro, anche il compito di ricettare la refurtiva. Tutti gli indagati, subito dopo la rapina, hanno fatto rientro in Puglia e qui i preziosi sarebbero stati rivenduti. Gli arrestati si trovano nelle case circondariali di Brindisi e Lecce.

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