Cronaca

Pensionato pestato e rapinato, il marocchino si difende: "Ha tentato un'avance"

Il gip Martalò ha convalidato l'arresto del 22enne Tarik Ghouati, destinandolo ai domiciliari. L'uomo ha raccontato di aver subito un approccio sessuale e di essere stato persino minacciato dal 65enne, dopo il suo fermo diniego

 

LECCE – “Ha tentato un approccio sessuale e poi di aggredirmi. Mi sono spaventato e sono fuggito”. Il problema è che Tarik Ghouati, 22enne, di origini marocchine, è scappato, sì, ma con l’auto dell’uomo, a suo dire, fautore di un’ardita avance, e per giunta dopo una colluttazione dalla quale quest’ultimo, un 65enne, è uscito malconcio. E tuttavia, il gip Antonia Martalò, nell’udienza odierna, convalidando l’arresto dell’extracomunitario, fermato dai carabinieri nella notte del 1° gennaio scorso, l’ha destinato ai domiciliari, ritenendo meritevole di approfondimenti la sua versione dei fatti.

La vicenda è nota alle cronache ed ha già suscitato un ampio dibattito. Qualche notte addietro, l’arrivo all’ospedale “Vito Fazzi” di Lecce di un pensionato 65enne del basso Salento. Il volto, una maschera di sangue. La prognosi finale, trenta giorni. Del caso si sono subito occupati i carabinieri della stazione di San Cesario di Lecce, cioè della zona in cui i fatti si sarebbero consumati, sulla provinciale verso il comune alle porte di Lecce, precisamente nei pressi dell’Aligros.  

L’anziano, ai militari, ha spiegato di essere stato rapinato della sua Fiat Panda. Stando alla prima ricostruzione, avrebbe incontrato il giovane extracomunitario nei pressi della questura, bisognoso di un passaggio verso casa, nella zona di Racale, intorno alle 20,30. Il pensionato si sarebbe offerto di accompagnarlo, ma, improvvisamente, lungo la via, sulla provinciale che conduce a San Cesario di Lecce, precisamente all’altezza dell’Aligros, il giovane avrebbe avuto uno scatto d’ira. E dopo aver pestato il 65enne, sarebbe fuggito, abbandonandolo ferito, per terra, e sottraendogli l’auto. L’uomo è stato poi soccorso da un automobilista di passaggio. Aveva fratture alle costole e lesioni in volto.

Il marocchino è stato fermato grazie alla collaborazione fra i militari della stazione dipendente dal capoluogo e i loro colleghi del nucleo operativo e radiomobile di Casarano, alle prime luci dell’alba. Si trovava in un bar di Torre Suda. Poco distante, anche l’autovettura rapinata.

Questa mattina, però, nel corso dell’udienza di convalida, il 22enne, assistito dall’avvocato Roberta Castrignanò, ha raccontato al giudice la storia sotto la sua prospettiva. E n’è emersa una vicenda a tratti diametralmente diversa; ovviamente, anche questa, ancora tutta da confermare. Il giovane, innanzitutto, ha collocato l’incontro in una zona e in un orario diversi, la stazione ferroviaria, intorno alle 23. Da qui, la partenza verso Racale, in auto, salvo, poi accorgersi della singolarità del fatto di trovarsi sulla via per San Cesario, con tanto di richiesta di chiarimenti.

Qui, stando a quanto raccontato dal 22enne, il 65enne avrebbe palesato le sue intenzioni. Ma il marocchino avrebbe fermamente respinto le avance, sostenendo davanti al giudice di essere stato persino minacciato con un coltello. Poi, tutto il resto, comprese colluttazione (secondo la versione dell'extracomunitario, solo uno spintone) e la  fuga, a suo dire per paura, con l’auto dell’uomo, fino a essere rintracciato alle prime luci dell’alba. Intanto, l'avvocato Castrignanò, per il proseguimento delle indagini, inoltrerà richiesta di visione dei nastri videocamere di sorveglianza della stazione ferrovviaria.     

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