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Cronaca Ugento

Rapina nel bar, il pizzaiolo si difende: “Sono stato costretto”. E torna in libertà

Il giudice Sergio Tosi ha ritenuto credibile il racconto del 21enne di Melissano Alessandro Renni, secondo cui sarebbe stato minacciato con un'arma a guidare l'auto impiegata per il colpo messo a segno il 18 febbraio a Ugento

UGENTO - E’ tornato in libertà Alessandro Renni, il pizzaiolo 21enne di Melissano finito ai domiciliari quattro giorni fa, perché ritenuto uno dei responsabili della rapina compiuta la sera del 18 febbraio nel bar-pizzeria “Del Corso”, in via Messapica, a Ugento.

All’esito dell’interrogatorio di questa mattina, che si è tenuto alla presenza dell’avvocata Silvia Fasano, il giudice Sergio Tosi ha ritenuto non ci fossero elementi per convalidare la misura, tanto più che ha considerato infondata la circostanza secondo cui il giovane avesse ammesso gli addebiti il giorno del fermo.

Stando al suo racconto, infatti, sarebbe stato vittima di un vero e proprio tranello, perché con la scusa di ricevere un passaggio a casa, sarebbe stato costretto sotto la minaccia di un’arma a guidare l’autovettura (una Fiat punto grigia) fino al luogo in cui mettere a segno il colpo.

Il mezzo sarebbe stato dei nonni di uno degli artefici, un 14enne suo amico, che insieme ad un’altra minorenne, avrebbe poi fatto irruzione armata nel locale costringendo il titolare a consegnare la somma custodita in cassa, pari a circa 250 euro.

Entrambi sono indagati a piede libero per rapina in concorso con un altro giovane, maggiorenne, attualmente irreperibile. Proprio quest’ultimo avrebbe puntato una pistola contro Renni, rendendolo così complice, contro la sua volontà, dell’azione delittuosa, affermando: “O fai quello che io ti dico oppure faccio del male a te e alla tua famiglia”.

“Tenuto conto della genesi del suo racconto e della valutazione di piena attendibilità soggettiva ed oggettiva delle sue dichiarazioni, puntualmente riscontrate, non appare allo stato degli atti del tutto inverosimile l’affermazione secondo cui il prevenuto avrebbe partecipato all’azione criminosa perché costretto dai compartecipi”, scrive il gip nell’ordinanza con la quale ha rigettato l’applicazione della misura degli arresti domiciliari richiesta dal pubblico ministero.

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