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Mercoledì, 22 Maggio 2024
Cronaca

Rapina e omicidio dell’ex falegname, “interviene” la legge Cartabia e si ferma il processo

La Corte d’Assise ha rinviato gli atti al gip che, secondo le nuove disposizioni di legge, dovrà fissare un’udienza per decidere sulle richieste di abbreviato avanzate dopo l’istanza di giudizio immediato dalla Procura

LECCE - Falsa partenza nel processo al gruppo ritenuto responsabile dell’omicidio di Donato Montinaro, falegname in pensione di 76 anni, avvenuto la sera del 10 giugno scorso, nella sua abitazione, in via Roma, a Castri di Lecce.

In mattinata, la Corte d’Assise di Lecce, composta dal presidente Pietro Baffa, dalla giudice Maria Francesca Mariano e dai giudici popolari, ha accolto le eccezioni preliminari sollevate dalla difesa, rinviando gli atti al gip. 

Questo in considerazione delle nuove disposizioni imposte dalla Legge Cartabia che vieta al giudice per le indagini preliminari di accogliere la richiesta di giudizio immediato della Procura, senza fissare un’udienza di confronto tra le parti che (entro 15 giorni dalla notifica della stessa richiesta) avevano avanzato istanza di rito abbreviato.

A chiedere il rito speciale, quando nel frattempo era entrata in vigore la norma, erano stati tre dei quattro imputati: Patrizia Piccinni, 48 anni, originaria di Modugno (Bari) ma residente ad Alessano, difesa dall’avvocato David Alemanno, Antonio Esposito, 39, originario di Tricase ma residente a Corsano, difeso dall’avvocato Luca Puce; Emanuele Forte, 39, originario di Tricase ma residente a Corsano, assistito dall’avvocato Marco Maria Costantino. 

Gli avvocati difensori
Per i legali si tratta di un’importante opportunità perché davanti al gip proveranno a ottenere una modifica delle contestazioni che, allo stato attuale, in caso di condanna, comportano il massimo della pena e dunque l’impossibilità di ammissione all’abbreviato. Se in quella sede, per esempio, anche solo dovessero cadere le aggravanti, gli imputati potrebbero beneficiare del rito speciale, ottenendo così la riduzione di un terzo della pena.

Al momento, non è possibile prevedere quali saranno gli sviluppi procedimentali riguardo la posizione di Angela Martella, 58 anni, originaria di Gagliano del Capo ma residente a Salve, difesa dall’avvocato Silvio Verri, che non aveva avanzato istanze. 

Non sono mancati momenti di tensione in aula, dovuti alla lite tra le due donne. “Si è trattato di un episodio evidentemente molto spiacevole. Piccinni ha aggredito fisicamente la mia assistita. Mi sono limitato a evidenziare quanto accaduto alla Corte per la valutazione di eventuali provvedimenti nelle udienze successive. Così come farà il pubblico ministero che in aula esercita le funzioni di polizia”, ha commentato l’avvocato Verri.

Le indagini e la risoluzione del caso

Stando alle carte dell’inchiesta, condotta dalla sostituta procuratrice Maria Consolata Moschettini, il 10 giugno scorso, intorno alle 20.48, i quattro raggiunsero l’abitazione di via Roma, con la Hyunday Tucson di Martella che dieci minuti prima aveva contattato telefonicamente la vittima. L'intenzione sarebbe stata quella di rapinare l'uomo, avendo lo stesso più volte, anche pubblicamente, dichiarato di disporre di denaro in contanti e di custodirlo in casa. 

Per costringere il malcapitato a rivelare dove nascondesse i soldi, gli avrebbero legato polsi e caviglie con delle fascette, l'avrebbero imbavagliato, incappucciato e strangolato utilizzando indumenti, lenzuola e nastro adesivo, provocando così il decesso per asfissia da soffocamento. Al termine della brutale aggressione, i quattro sarebbero poi fuggiti con una somma di denaro non quantificata e con una motosega.

Il sopralluogo dei carabinieri in casa della vittima-2-2-2
Fondamentali a chiudere il cerchio furono le immagini immortalate e acquisite dagli impianti di videosorveglianza e le dichiarazioni di due vicine di casa dell’anziano (una consegnò ai militari un cellulare, con la batteria staccata, che aveva trovato nei pressi di via Roma, dove abitava e fu uccisa la vittima; l'altra raccontò di aver visto, la sera del 10 giugno, tre individui, uno dei quali imbracciava una motosega, percorrere a piedi la vicina via Volta).

Proprio attraverso i tabulati telefonici fu possibile risalire agli ultimi contatti avuti da Montinaro e tra questi, nove furono con Martella, dal 1° maggio al 10 giugno. A “raccontare” il resto furono le intercettazioni telefoniche (di cui abbiamo dato notizia in un precedente articolo).

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