Martedì, 27 Luglio 2021
Cronaca

Maggio interrogato dal gip: "La gioielliera era ancora viva quando sono fuggito"

Omicidio di Saronno: il 32enne di Botrugno ha spiegato al giudice per le indagini preliminari di Busto Arsizio di essere entrato per valutare alcuni monili e di aver avuto un raptus. Ma anche di aver appreso quando era già in vacanza nel Salento della morte della vittima della rapina

BUSTO ARSIZIO (Varese) – Maria Angela Granomelli, la gioielliera di Saronno barbaramente uccisa a calci e pugni da Alex Maggio, il 32enne di Botrugno emigrato da alcuni anni in Lombardia, era ancora viva, ma agonizzante, tanto da emettere ancora rantoli, mentre lui si lasciava alle spalle il luogo dell’orrore.

E’ in sostanza quanto emerso dallo scioccante racconto fatto questa mattina dallo stesso Maggio davanti al gip di Busto Arsizio, Luca Labianca, che ha convalidato l’arresto effettuato dai carabinieri. Risponde di omicidio pluriaggravato dalla crudeltà e rapina. Accolta la richiesta del pm Nadia Calcaterra.

La rapina, culminata nell’assassinio, risale al 3 agosto scorso. Maggio, dunque, avrebbe scoperto soltanto in un secondo momento del decesso della vittima, cioè quando si era ormai rifugiato nel Salento. Ad Ugento aveva già programmato da tempo una vacanza in casa di amici.

Assistito dall'avvocato Carlo Alberto Cova, secondo quanto riporta una nota dell’agenzia Ansa, dal carcere bustocco Maggio ha spiegato ancora una volta di aver perso la testa, in quei frangenti, di non essere entrato a scopo di rapina, ma solo per valutare alcuni gioielli per un regalo alla sua fidanzata, e che quindi la situazione avrebbe preso una piega improvvisa.

Se sia stato davvero un assurdo raptus o un fatto premeditato, non è ovviamente ancora dato saperlo, e forse non si capirà mai realmente, ma di certo la donna non deve aver mai sospettato nulla, prima di essere colpita in testa con un portagioie. Maggio è entrato con il volto scoperto , fino a quel momento i due avevano comunque conversato con tranquillità, come sembrerebbero attestare anche le videocamere interne di sorveglianza. Maggio, le avrebbe anche parlato della sua fidanzata, dei suoi gusti, chiedendo consigli. Poi, all’improvviso, l’aggressione.   

Questa è la novità di oggi, mentre, intanto, le indagini proseguono. Dovranno essere ascoltati come testimoni due negozianti di compro oro ai quali Maggio ha venduto i gioielli. I carabinieri vogliono anche capire se qualcuno abbia potuto favorire la sua fuga. Per il momento non ci so altri indagati, né la sua fidanzata, con cui conviveva, a Bollate, sarebbe in qualche modo implicata. Altri elementi potrebbero giungere dalla della comparazione del Dna reperito nella gioielleria con quello di Maggo (di cui se ne stanno occupando i Ris di Parma).

alex_maggio-4-3-2-2“Ha detto di essere pentito per il suo gesto, distrutto dai sensi di colpa e contento di trovarsi in carcere perché ora non ha più un peso sulla coscienza”, ha spiegato ieri l’avvocato Cova. Le dichiarazioni sono state raccolte dall’Ansa. “Mi ha spiegato che dopo il delitto voleva costituirsi, ma non ha trovato il coraggio di farlo e di essere rimasto in attesa che i carabinieri venissero a prenderlo. Non ha saputo spiegare i motivi del suo gesto, non è entrato nel negozio con l'intenzione di rubare o commettere una rapina, ma dentro è scattata una molla e ha perso il controllo”. Si valuterà anche la possibilità di una perizia psichiatrica. 

D'altro canto, non sarebbe comunque la prima volta che una rapina in gioielleria venga fatta con tanta temerarietà e, discutere normalmente con le vittime, prima di entrare in azione, è una tecnica consolidata e fa parte proprio dei copioni che prevedano l'assalto con i lineamenti non travisati, quasi sempre in località lontane dalla città di residenza.

Maggio, figlio di carabiniere e a sua volta un breve passato come ausiliario, non si faceva più vedere da almeno tre anni fra Botrugno e la vicina San Cassiano (aveva vissuto in un periodo anche in quest’ultimo comune). Al momento disoccupato, e con costanti problemi economici, con la famiglia originaria aveva quasi tagliato i ponti.   

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