Rapinarono banca a Tricase: arrivano nuove accuse per giovani campani

Raffaele Errichiello, 23enne e Antonio Di Napoli, 23enne, furono bloccati dai carabinieri salentini insieme a un minorenne, dopo un assalto alla Mps. Ma i militari della compagnia di Casoria, che indagano dal 2013, li inseriscono in un contesto più ampio, insieme ad altri giovani

CASORIA (Napoli) – Vincenzo Cimmino, 21enne, già detenuto presso la casa circondariale di Poggioreale; Vincenzo Fabio Poziello, 35enne, idem come sopra; Raffaele Errichiello, 23enne, sempre detenuto, ma ad Ariano Irpino, in provincia di Avellino; Antonio Di Napoli, 23enne, ai domiciliari; Domenico Capocotta, 20enne, anch’egli ristretto in casa; Salvatore Brugo, 23enne, l’unico fino a qualche giorno addietro a piede libero.

Sono i destinatari di un’ordinanza di custodia cautelare emessa dal Tribunale di Napoli. Rispondono a vario titolo di rapina aggravata, lesioni personali aggravate e detenzione illegale di arma comune da sparo. Tutti campani, i loro nomi forse suggeriscono poco o niente a un territorio sempre del sud, ma comunque molto distante, come il Salento. E invece, rinfrescando la memoria e andando un po’ a ritroso nel tempo, due di loro compaiono “magicamente” in una vicenda che risale allo scorso anno.

Sono i nomi di Di Napoli ed Errichiello. Insieme a un minore, oggi 17enne, erano stati arrestati per una rapina avvenuta ai danni della filiale della Monte dei Paschi di Siena di Tricase, in via Stella d’Italia il 18 marzo del 2014. Erano riusciti a portare via 9mila e 500 euro. I carabinieri della compagnia diretta dal capitano Simone Clemente erano riusciti a fermarli prima del rientro nella loro regione.

Ebbene, ora per quei giovani i guai aumentano. Già, perché, chiuse le indagini che andavano avanti fin dal 2013, altri carabinieri, quelli della compagnia di Casoria, li hanno accusati di far parte di un più nutrito gruppo di malviventi che ha agito in diverse parti d’Italia.

Tutti, tranne il minorenne fermato a Tricase. Lui non compare nell’ordinanza. Che la sua “visita” nel Salento con due ragazzi a loro volta molto giovani, ma comunque più scafati, fosse una sorta di iniziazione? Solo il pensiero fa rabbrividire, come non può lasciare indifferenti il fatto che quello non fosse evidentemente un fatto episodico, ma la prosecuzione di un’attività criminale che, se non stroncata subito, avrebbe rischiato di provocare ulteriori, più seri danni. Dunque, si può dire che quello dei militari di Tricase sia stato un colpo più rilevante di quanto già non sembrasse.  

Le indagini dei carabinieri di Casoria, infatti, sono partite da un episodio molto più cruento, avvenuto nel dicembre del 2013 in una gioielleria della loro città, nel corso della quale era stato ferito da un colpo di pistola alla gamba un coraggioso fruttivendolo, andato in soccorso della malcapitata negoziante e di un suo collega, a sua volta tramortito da una legnata in testa inferta con il calcio dell’arma. Questo, opera di alcuni esponenti del gruppo, che si sarebbero dati da fare anche in un assalto in una banca di Misano Adriatico. Passando all’azione anche a Tricase.

Quel pomeriggio, intorno alle 15,30 tre giovani, di cui uno con il volto scoperto, armati di taglierino avevano messo a segno la rapina nella Mps facendo andare avanti il minorenne: era stato lui a minacciare i dipendenti dell’istituto di credito, intimandogli di gettarsi a terra.

Uno dei clienti aveva risposto scaraventandogli addosso una sedia. Per tutta risposta, questi si era avvicinato al banco, sbloccando le porte d’ingresso e del bussolotto antirapina. A quel punto avevano fatti irruzione altri due rapinatori, con il volto coperto, che dopo aver rovistato nei cassetti avevano sottratto i soldi. Testimonianze, acquisizione di impronte e filmati di videosorveglianza avevano messo i carabinieri sulle loro tracce fin dai primi momenti, individuando la via di fuga e notando una Nissan Juke grigio scura lungo via Madonna di Fatima, appena fuori il centro cittadino, con targa intestata a una donna della provincia di Napoli. E dato che l’inflessione dialettale era stata ben percepita dai presenti, per i carabinieri non poteva che essere la pista giusta.

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L’auto era posteggiata non lontano dell’abitazione di un casellante, di cui si sarebbe scoperta presto una relazione con la madre di uno dei giovani arrestati. Infatti, l’uomo sarebbe stato in seguito stato indagato per favoreggiamento.  Una volta fatta irruzione in casa, i carabinieri avevano così potuto individuare Errichiello, Di Napoli e il minorenne, ritenuti i rapinatori, più una ragazza, anche lei denunciata per favoreggiamento. Stavano giocando tranquillamente a scopone.

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