Giovedì, 5 Agosto 2021
Cronaca

Scatta l'operazione "Remetior II". Fermati in quindici vicini agli ambienti Scu

Il blitz, eseguito da 80 militari della guardia di finanza di Brindisi, si è concluso con l'arresto di un gruppo di leccesi, ritenuto in odore di Scu. Tra i reati, oltre all'associazione di stampo mafioso, anche lesioni, furti e spaccio di stupefacenti. Al vertice, nonostante fosse detenuto, il boss Caramuscio

La conferenza di questa mattina

LECCE – E’ il nuovo colpo di scena nell’operazione eseguita il 16 luglio del 2010. Fu ribattezzata Remetior, ma all’alba è stato dato seguito alla seconda tranche. Denominata Remetior bis, ha dato il via ad alcune perquisizioni nel nord Salento, al termine delle quali sono scattati quindici provvedimenti di custodia cautelare. Le misure nei confronti di altrettanti individui ritenuti, a vario titolo, responsabili dei reati di associazione per delinquere di tipo mafioso, rapina a mano armata, detenzione e porto abusivo d’armi, lesione personale, furto, associazione a delinquere finalizzata allo spaccio di sostanze stupefacenti e favoreggiamento personale.IMG_6907-3

I provvedimenti sono stati disposti dal gip del Tribunale di Lecce, Simona Panzera, su richiesta del sostituto procuratore di Lecce, Alessio Coccioli, e del procuratore aggiunto di Brindisi Nicolangelo Ghizzardi. Oltre a 14 persone arrestate (di cui quattro già detenute in carcere) e una ristretta ai domiciliari, ulteriori 11 risultano indagate in stato di libertà. Inizialmente, le richieste di misura di custodia cautelare erano 18, ma ne sono state disposte tre in meno.

Il blitz, eseguito da 80 militari della guardia di finanza di Brindisi, è stato coordinato dalla Direzione distrettuale antimafia di Lecce, per smantellare un’agguerrita frangia della Sacra corona unita, “impegnata” di recente nel territorio del nord leccese, dove sono stati consumati diversi episodi criminali.

Si tratta di: Salvatore Caramuscio, alias “Scaramau”, 45enne di Surbo, detenuto nel carcere di Rebibbia; Marianna Carrozzo, 37enne Trepuzzi, Cristian Lazzari, 30enne di Trepuzzi, Daniele Longo, 32enne di Trepuzzi, ai domiciliari; Francesco Luggeri, 34enne di Trepuzzi, Leandro Luggeri, 35enne di Trepuzzi; Andrea Perrone detto “Leonzio”, 22enne di Trepuzzi; Leonzio Perrone, 31enne di Trepuzzi, Marco Perrone alias “Pitenda”, 22enne di Trepuzzi; Salvatore Perrone, detto “Friculino”, 47enne di Trepuzzi (detenuto nell’istituto penitenziario di Bari); Giuseppe Perrone, 30enne di Campi Salentina, detenuto presso la casa circondariale di Trani); Cosimo Spagnolo alias “Mimì e Mimino”, 44enne di Trepuzzi; Andrea Vincenti detto “Riella”, 22enne di Surbo; Angelo Vincenti, 22enne di Trepuzzi, ristretto agli arresti domiciliari e, infine, Stefano De Lorenzis, alias “Catacumba”, 23enne di San Pietro Vernotico nei confronti del quale è scattala la misura dei domiciliari.

Le indagini hanno preso il via a partire dal mese di maggio del 2011, fino a quello di gennaio del 2012. Tra i 19 destinatari delle ordinanze di custodia cautelare di tre anni addietro, anche quattro persone finite nei guai all’alba. Queste ultime, dunque, anche nel 2010 furono ritenute coinvolte in un sodalizio malavitoso, che avrebbe agito fra Lecce, Surbo e Trepuzzi, dedito a varie attività criminali tra cui l'estorsione, l'usura, il traffico di droga (cocaina e hashish), la detenzione di armi da fuoco e munizionamento da guerra e la di gestione di bische clandestine. L'obiettivo era il controllo di numerose attività economiche, in modo da arrivare anche a ostacolare il libero esercizio del voto (un’ipotesi emersa nelle intercettazioni telefoniche e ambientali).

Anche in questa occasione, al vertice della struttura rigidamente verticalizzata, si sarebbe collocato il boss Caramuscio. Il quale, in qualità di figura preminente, dalla stessa cella avrebbe svolto le operazioni di coordinamento del business del gruppo. Compiti analoghi per Marianna Carrozzo, la compagna di Leandro Luggeri, ristretto in cella. La donna, una sorta di alter ego del proprio partner, fungeva da direttrice di tutte le attività relative all’approvvigionamento e lo spaccio di stupefacenti.

Il gip del Tribunale di Lecce ha messo in evidenza alcuni inquietanti elementi emersi nell’ambito delle numerose intercettazioni telefoniche e ambientali, queste ultime effettuate negli ambienti carcerari e nelle stesse aule del tribunale. Addirittura in occasione delle udienze in tribunale, infatti, gli indagati e alcuni dei loro famigliari erano soliti non soltanto impartire ordini circa i loro affari, ma disponevano persino le spedizioni punitive. Gambizzazioni comprese.

Al termine delle fasi investigative, i militari delle fiamme gialle di Brindisi hanno potuto accertare il metodo mafioso utilizzato dall’organizzazione, la quale si sarebbe avvalsa della forza intimidatrice per controllare il territorio nord salentino, con una particolare attenzione alla zona di Trepuzzi. Vero epicentro dell’attività illecita dei 26 indagati.

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