Cronaca

Furti di armi e documenti negli uffici comunali salentini, diciotto gli arresti

Sgominata una presunta organizzazione criminale ramificata in tutto il Sud Italia. I carabinieri dei comandi provinciali di Lecce, Napoli e Caserta hanno eseguito diciotto ordinanze di custodia cautelare per associazione per delinquere finalizzata al furto di armi e documenti d'identità presso gli uffici anagrafe e di polizia locale, detenzione e porto abusivo di armi

Una foto dell'odierna conferenza.

LECCE – Il blitz, denominato operazione “Bingo”, è scattato in piena notte. Ultimo atto di una tanto celere quanto complessa indagine su una presunta organizzazione criminale ramificata in tutto il Sud Italia. Decine i militari dei militari dei comandi provinciali dei carabinieri di Lecce, Napoli e Caserta impegnati nell’eseguire un’ordinanza di custodia cautelare a carico di diciotto persone (due risultano irreperibili) con l’accusa di associazione per delinquere finalizzata al furto di armi e documenti d’identità presso gli uffici anagrafe e di polizia locale, detenzione e porto abusivo di armi, ricettazione, contrabbando di tabacchi e altro.

(Guarda il video del blitz)

L’ordinanza è stata emessa dal gip di Lecce Simona Panzera su richiesta sostituto procuratore della Dda Guglielmo Cataldi nei comuni di Melito di Napoli, Giugliano in Campania, Napoli, Santa Maria Capua Vetere, Teverola e Frignano. Un’indagine che in pochi mesi, grazie a un perfetto lavoro sinergico tra i carabinieri di Lecce (da cui è partita e si è poi diramata, a seguito di indagini del Nucleo investigativo di Lecce, comandato dal capitano Biagio Marro, e della compagnia gallipolina, coordinata dal capitano Michele Maselli) e quelli della Campania, ha documentato struttura, modus operandi e affari di una vasta organizzazione che operava in varie regioni.

In manette sono finiti Pietro Aruli, 34enne di Melito di Napoli; Giuseppe Barretta, detto "Peppe",  35enne di Melito di Napoli; Renato Bottone, 32enne di Melito di Napoli; Antonio (detto "Tonio"), Francesco (detto "Franco" o "O Pazzo") e Carolina Criscuolo, rispettivamente 37enne, 42enne e 26enne di Melito di Napoli; Vincenzo Famà, 51enne di Melito di Napoli; Bernardo Russo, 33enne di Melito di Napoli; Rosaria Altieri, 21enne di Saviano (Napoli); Mohamed Belkhadri, 57enne marocchino residente a Striano (Napoli); Larbi Ihissi, 46enne marocchino residente a Casaluce (Caserta); Abdelhabi Marouane (detto "Alì"), 30enne marocchino, domiciliato a Frignano (Caserta); Carmine Aruli, 57enne di Castel Volturno (Caserta); Dalip Croj, 44enne albanese, residente a Santa Maria Capua Vetere (Caserta); Mustapha e Mohamed El Faiz, rispettivamente 48enne e 51enne marocchini, residenti a Santa Maria Capua Vetere (Caserta); Elena Polikarpova, 45enne russa, residente a Santa Maria Capua Vetere (Caserta)Pasqualle Borrelli, 60enne di Napoli.

IMG-20150515-WA0000-2Le indagini sono partite dopo il furto avvenuto a Gallipoli nella notte tra il 30 e il 31 luglio del 2014. A essere svaligiata fu la sede comunale decentrata della “Città Bella”, dove i ladri presero di mira due obiettivi ben precisi: il comando della polizia locale, che si trova al primo piano della palazzina di via Pavia, e i contigui uffici che ospitano la sede del protocollo e dell’anagrafe.

Furono rubate 200 cartucce (di cui 50 calibro 9.21 e 150 calibro 9 corto) e dodici pistole con serbatoio, ma senza proiettili. Tutte armi prodotte dalla Beretta per forze armate e di polizia, otto di modello 98ss e quattro 84ss. Il vero obiettivo, con ogni probabilità, era un altro, quello custodito nelle stanze dell’ufficio Anagrafe, dove furo trafugate 1.049 carte d’identità e circa 3mila euro in contanti e bolli.

Dall’esame delle registrazioni dei sistemi a circuito chiuso della zona è stato rilevato il passaggio di tre persone, proprio nell’orario indicato, nel luogo del delitto. Le immagini, data anche la scarsa illuminazione della zona, erano di pessima qualità e quindi non hanno permesso di individuare gli autori. Il riconoscimento di una targa di una vettura utilizzata in quella circostanza ha portato a escludere l’ipotesi della criminalità locale, facendo convergere le attenzioni a Melito di Napoli, dove era operativo un gruppo organizzato, diretto da Francesco Criscuolo, specializzato anche in questo tipo di reato. Le indagini hanno consentito di attribuire alo stesso gruppo anche il furto di 350 carte d’identità dall’anagrafe di Parabita del 25 agosto 2014, e a quello di 8 pistole e 230 carte d’identità presso gli uffici della polizia municipale di Boscotrecase (19 settembre 2014).

Nel corso delle indagini, svolte dai carabinieri leccesi con la fondamentale collaborazione della compagnia carabinieri di Giugliano in Campania, sono stati raccolti un’impressionante mole di elementi, costituti perlopiù da intercettazioni telefoniche, analisi dei tabulati del traffico telefonico, e da precise e puntuali attività di riscontro, dalle quali viene tracciato il profilo operativo del sodalizio criminale.

Gli investigatori hanno tracciato il profilo di un gruppo delinquenziale con forti relazioni sociali date dalla parentela tra molti soggetti o comunque amicizia fondata su origini comuni (gran parte di essi è residente nello stesso centro) con sede operativa in Melito di Napoli. Esecutori materiali dei furti, organizzati in gruppo, con precisi compiti per ciascuno dei partecipanti, compreso l’esperto nell’utilizzo della fiamma ossidrica.

Una metodica attività di sopralluogo per selezionare l’obiettivo da depredare, al fine di individuare i punti di osservazione in cui posizionare i pali,  scegliendo il momento propizio per intervenire e la tecnica più idonea. La disponibilità di mezzi, anche a noleggio, per l’esecuzione dei sopralluoghi propedeutici ai furti ed il trasporto del materiale trafugato. Poi l’estremo dinamismo dei sodali in diverse regioni dell’Italia centro-meridionale.  In questo contesto investigativo sono stati, altresì, accertati altri reati-scopo dell’organizzazione, quali il contrabbando di tabacchi, il traffico di armi, quello di documenti falsi ed altro.

Le carte d’identità rubate in bianco sono destinate, nella maggior parte dei casi, nelle mani di un altro gruppo malavitoso di matrice straniera, composto da soggetti del Nord Africa, residenti anche in Campania, collegati ad albanesi e dediti anche al traffico di documenti falsi, alimentando il mercato dell’immigrazione clandestina.

LE ARMI

L’organizzazione, diretta da Criscuolo, disponeva di armi provenienti da furti commessi dagli affiliati. Oltre al furto di Gallipoli, dove sono state rubate 12 pistole, vi è anche quello di Boscotrecase. Una delle pistole rubate a Gallipoli, ossia la Beretta modello 84 FS con matricola H14850Y, è stata poi trovata, il 4 settembre 2014, proprio a Napoli, nella disponibilità di Raffaele Vastarello, esponente dell’omonimo clan di matrice camorristica. Inoltre, Il 2 ottobre del 2014, nei sottotetti di un palazzo, sito tra il vico Francesco Franco e largo Santo Stefano di Melito di Napoli, roccaforte dei Criscuolo, i carabinieri di Giugliano hanno sequestrato quattro pistole, una mitraglietta, un silenziatore e munizioni, riconducibili al clan camorristico Amato–Pagano operante in quel centro.

I FURTI

IMG-20150515-WA0002-2Nel corso delle attività investigative effettuate dal comando provinciale dei carabinieri di Lecce sono stati documentati numerosi episodi analoghi di furti di documenti, armi, denaro, munizioni, timbri ed altro.

In alcuni episodi con il coordinamento sul campo delle varie forze e con la partecipazione diretta dei militari di Lecce, si è proceduto ad arrestare in flagranza i responsabili. In particolare il furto di Gallipoli del 31 luglio 2014; di Parabita del 25 agosto con 350 carte d’identità in bianco, 180 voucher (ticket per lavori) e 1.404 euro in contranti. Il furto di Melito di Napoli presso il magazzino Mergi del 6 settembre di detersivi, per il valore di circa 7mila euro; Boscotrecase, 19 settembre, di 8 pistole, marca Beretta, con relative munizioni, 229 carte d’identità in bianco, somme di denaro in contanti.

Il furto di Castel Volturno; il tentato furto a Santa Marinella, in provincia di Roma, presso l’ufficio Anagrafe. Vi è poi il tentato furto ad Amorosi, 9 ottobre 2014, in cui la compagnia carabinieri di Cerreto Sannita, tempestivamente allertata di un probabile imminente furto presso gli uffici comunali di Amorosi, ha predisposto un servizio con la diretta partecipazione dei militari del Nucleo investigativo di Lecce, arestando in flagranza di reato Carmine e Pietro Aruli, e Renato Bottone, penetrati all’interno dell’anagrafe.

I CANALI DEL TRAFFICO INTERNAZIONALE DEI DOCUMENTI

L’organizzazione ricettava anche documenti falsi, operando in Campania, tra le provincie di Caserta e Napoli, e i cui soggetti, anche se stranieri, sono ben inseriti nel contesto in cui operano. Con il supporto del Servizio per la cooperazione internazionale di Polizia (Sirene) si è scoperto che alcune carte d’identità rubate a Gallipoli, Parabita, Boscotrecase e Castel Volturno sono state trovate in possesso di extracomunitari fermati in Germania, Irlanda, Grecia, Belgio ed Italia. Al momento è stato accertato l’ingresso, con quei documenti, di cittadini siriani, albanesi, palestinesi, iraniani ed afghani.

Gli inquirenti hanno evidenziato l’ipotesi dell’esistenza di due canali per il traffico dei documenti: quello che conduce al continente africano, attraverso l’area del Maghreb, per l’immigrazione da quel continente; quello albanese per il traffico di esseri umani dal vicino e Medio Oriente. Insieme alle carte d’identità, rubate in bianco, individuabili con il numero del poligrafico, per le quali è possibile stabilire il quantitativo con un elevato livello di approssimazione, comunque nell’ordine di alcune migliaia, è stato scoperto anche un’ingente traffico di documenti falsi, impossibili da contabilizzare.

Ogni carta d'identità in bianco veniva venduta, ad alcuni intermediari (spesso cittadini marocchini), tra gli otto e i dieci euro. Una volta contraffatta (nel napoletano) e  immessa sul mercato  clandestino valeva diverse centinaia di euro. Più alto il costo per i migranti di passaporti e patenti, che arrivava ad alcune migliaia di euro, Il prezzo da pagare per la speranza effimera di una nuova vita migliore che, ben presto, si traduceva in espulsione o arresto. Il procuratore Cataldo Motta ha sottolineato l'abilità investigativa del Reparto operativo dei carabinieri di Lecce, guidato dal colonnello Saverio Lombardi, del Nucleo investigativo, guidato dal capitano Biagio Marro, e della compagnia di Gallipoli, diretta dal capitano Michele Maselli, che in pochi mesi ha sgominato un'organizzazione criminale che aveva fatto del Salento uno dei propri terreni di conquista.

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