Cronaca

Reflui nel canale dei Samari, allarme sul litorale

Dopo la sospensione della deroga al depuratore di Taviano di scaricare in falda, l'Acquedotto decide lo sversamento in mare. E a Gallipoli scatta l'emergenza. Operatori turistici sul piede di guerra

L'allarme era nell'aria. Anzi nell'acqua.. Reflua. Quella che i depuratori della provincia di Lecce, in molti casi, scaricavano direttamente in falda. Questo fino allo scorso 12 di luglio, data in cui il commissario per l'emergenza ambientale in Puglia e presidente della Regione, Nichi Vendola, ha detto basta. Sospesa così la deroga nazionale a scaricare i reflui in falda per i depuratori di Taviano, Casarano, Uggiano la Chiesa, Aradeo e San Cesario. E proprio quello di Taviano (che serve anche le comunità di Melissano e Racale e una parte di Casarano) è il caso oggi più scottante. Visto che non potendo più smaltire quelle acque interessate dal processo depurativo in falda, l'unica alternativa possibile è quella della scarico in mare. Accade così che l'Acquedotto pugliese proprio dall'inizio di questa settimana, ha deciso di far confluire le acque del depuratore di Taviano direttamente, a monte, nel canale "Raho", sette metri di percorso naturale, e da qui, a valle, in quello dei Samari, che dopo circa novecento metri sfocia nelle acque cristalline del litorale sud di Gallipoli. Apriti cielo.

Scatta l'emergenza ambientale e la preoccupazione dei già bistrattati operatori turistici e balneari della zona. Una decisione che rischia infatti di compromettere oltremodo una stagione turistica già pesantemente in ribasso dopo la recente vicenda dei lidi chiusi per inadempienze burocratiche imputabili all'amministrazione pubblica.
E dire che gli stessi operatori turistici gallipolini, solo alcuni mesi addietro, avevano esultato per essere riusciti a scongiurare l'attacco ambientale al loro mare, paventato dall'attivazione dell'altro depuratore, quello dell'asse Casarano-Matino-Parabita.

La conferenza dei servizi del marzo scorso in Provincia, aveva posto un freno e scongiurato un danno ambientale nello stesso tratto di litorale che si affaccia a sud della Baia Verde. Il depuratore in questione, che serve per l'appunto i comuni di Casarano, Matino e Parabita non poteva scaricare nel canale dei Samari senza rispettare determinate e onerose prescrizioni. Tra le quali l'ottenimento della valutazione di impatto ambientale ed una serie di adeguamenti funzionali per diversi milioni di euro. Decisione che faceva tirare un sospiro di sollievo, in quanto quei "paletti" impedivano, di fatto, l'attivazione stessa della piattaforma depurativa di Casarano.

Ora una nuova emergenza. Lo sversamento delle acque reflue del depuratore di Taviano che piombano direttamente in mare e per altro senza alcuna autorizzazione ufficiale da parte degli uffici della Provincia di Lecce. Tant'è che dopo le verifiche effettuate dal personale delle polizia provinciale, da Palazzo dei Celestini è partita una diffida indirizzata all'Acquedotto.
Il tutto, mentre anche il mondo politico locale e regionale si è già mobilitato (in maniera trasversale) per sensibilizzare la soluzione di questo nuovo problema di carattere ambientale. Il consigliere provinciale di Forza Italia, Giuseppe Coppola, per primo, ha rivolto un'interrogazione urgente indirizzata al Presidente della Provincia, Giovanni Pellegrino, e all'assessore all'Ambiente, Gianni Scognamillo, per sapere "quali iniziative intende assumere la Provincia per scongiurare, in via definitiva, ogni ipotesi di utilizzo del canale dei Samari quale recapito finale per le acque provenienti dagli impianti di depurazione".

Anche il capogruppo di Forza Italia alla Regione, Rocco Palese, ha rivolto, a nome di tutto il gruppo consiliare, una interrogazione urgente all'assessore regionale all'Ambiente, Michele Losappio, per conoscere quali iniziative intenda assumere per evitare le conseguenze di carattere ambientale derivanti dallo scarico nel canale di Samari delle acque reflue provenienti dal depuratore di Taviano. Ecco di seguito il testo integrale: "A seguito dello scarico delle acque reflue in questo canale che sfocia sul litorale jonico potrebbe essere interdetta la balneazione del litorale sud della costa di Gallipoli in cui insistono lidi attrezzati, mettendo a repentaglio la stagione balneare nel periodo ferragostano. All'assessore all'ambiente chiediamo quali iniziative egli intenda assumere per scongiurare conseguenze che sarebbero gravissime per la stagione turistica, premesso che la decisione assunta dall'Aqp ha dell'incredibile e cozza contro ogni logica di salvaguardia ambientale e di tutela degli interessi economici della comunità gallipolina.

Nella nostra interrogazione sottolineiamo l'urgenza della questione e sollecitiamo l'assessore regionale all'ambiente ad intervenire tempestivamente in questa delicata vicenda, invitando l'Aqp a revocare la decisione di sversare nel canale di Samari le acque reflue, che sia pur opportunamente trattate, porterebbe ad interdire alla balneazione il fronte costiero sul quale sfocia il canale. Inoltre invitiamo la Provincia di Lecce, cui sono affidati compiti di vigilanza in materia ambientale, ad intimare ad Aqp a procedere con questa soluzione ed a revocare ogni autorizzazione eventualmente concessa per tale operazione".

In fine anche sul versante del centrosinistra il presidente del gruppo consiliare dei Ds alla Regione, Antonio Maniglio, ha scritto una lettera aperta al presidente Vendola, che riportiamo di seguito, in merito a questa vicenda:

"Caro Presidente, durante la festa dell'Unità di Gallipoli, il 27 luglio u.s., a precisa domanda sul paventato rischio che le acque del depuratore di Casarano sfociassero in mare, tu rispondenti con la consueta chiarezza: avevi ricevuto assicurazioni che il governo nazionale avrebbe concesso una deroga alla normativa generale per poter scaricare le acque depurate nella falda o per riutilizzarle in agricoltura. Una risposta convincente perché solo menti sballate possono pensare di scaricare nel mare di Gallipoli le acque lavorate nei depuratori. Ma questo è quanto può accadere in questi giorni se non si interviene subito.

Cittadini e operatori turistici hanno reso noto che il depuratore di Taviano, gestito da Aqp, sta cominciando a scaricare le sue acque depurate nel canale Rhao che, dopo 7 chilometri, si collega con quello dei Samari che, a sua volta, sfocia in uno dei punti più belli e frequentati del litorale gallipolino. La Provincia di Lecce, molto opportunamente, non avendo rilasciato alcuna autorizzazione, ha già diffidato Aqp dallo scaricare le acque nel canale Rhao. Ci pare necessario, anche in coerenza con le tue condivisibili affermazioni fatte nella città jonica, che anche la Regione faccia sentire la sua voce e si blocchi subito l'attività di scarico del depuratore di Taviano salvaguardando le bellezze naturali di Gallipoli, il diritto dei cittadini a fare i bagni in acque pulite, le attività economiche di tanti operatori che sul mare e sul turismo hanno creato imprese che creano sviluppo e occupazione"

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