Mercoledì, 4 Agosto 2021
Cronaca

Cure oncologiche a proprie spese: altri dieci pazienti devono essere risarciti

Ennesimo pronunciamento di condanna dei giudici contro la Regione Puglia. La causa, questa volta, era stata intentata da dieci ammalati. Ma il dato è destinato a crescere: venti i procedimenti in sospeso

LECCE – In un anno ben otto sentenze di condanna. La Regione Puglia, fino ad oggi, è stata chiamata a rimborsare le spese sostenute da circa quaranta pazienti affetti da patologie tumorali. Dopo le prime sei sentenze già emesse dai giudici Piro, Santoro, Dell’Anna e Paparella, sono state pubblicate altre due pronunce in favore dei diritti civili degli ammalati oncologici salentini, difesi dall'avvocato Massimo Todisco di Codacons Lecce.

Il dato è comunque destinato ad aumentare perché sono ancora venti i giudizi pendenti. E il trend non potrà essere invertito fino a che la provincia di Lecce non verrà dotata delle due apparecchiature per la Pet-Tac previste dal regolamento regionale numero 14 del 2009. L’ultimo pronunciamento è dei giudici Antonella Santoro e Cosimo Rochira e riguarda la causa intentata da dieci ammalati oncologici - di cui tre, purtroppo, intanto deceduti - che hanno dovuto sostenere a proprie spese gli esami strumentali presso il centro privato di Cavallino.

Entrambi i magistrati hanno ritenuto che la sussistenza dei tre elementi comuni alle diverse posizioni degli ammalati (la gravità della patologia, l’urgenza dell’esame e l’incapacità per le strutture pubbliche presenti in Puglia di assicurare l’esecuzione della Pet in tempi compatibili con l’evoluzione della malattia) legittima la richiesta di rimborso.

Si conferma dunque l’interpretazione più volte ribadita dell’articolo 32 della Costituzione che così recita: “La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell'individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti. Nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge. La legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana”.

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