Il Covid non ferma la violenza di genere: i dati in Puglia, la Regione stanzia 4 milioni

Stando all’Osservatorio regionale pugliese quasi la metà delle donne che subiscono violenza non hanno un’occupazione

Foto di repertorio.

LECCE – Anche la Regione Puglia, fin dall’approvazione della sua legge regionale 29 del 2014, in prima fila nella lotta alla violenza sulle donne. Inrtanto l'ente stanzia, per l’anno venturo, quasi 4 milioni di euro per i centri antiviolenza e le case rifugio. Con lo slogan #non sei sola, la Regione intende celebrare quest’anno il 25 novembre, la giornata internazionale contro un fenomeno in crescita. Se nel 2019 sono state 2050 le donne rivolte a un centro, nei primi 8 mesi del 2020 sono stati mille e 440 gli accessi e 892 i percorsi avviati (dati parziali) mentre sono 76 le donne messe in protezione con 73 minori. Neppure il Covid-19 ha fermato la violenza, come dimostrano i dati sugli accessi ai centri anti violenza. Dopo il calo delle richieste di aiuto registrato a marzo rispetto a febbraio 2020 (-37 per cento di accessi), nei mesi successivi è stato registrato un significativo cambio di passo con incrementi esponenziali.

Dai dati raccolti dall’Osservatorio regionale, dal 2014 al 2019, emerge che sono state circa 10mila le donne entrate in contatto con i centri antiviolenza, con una media di percorsi avviati del 60 per cento (spesso le donne si avvicinano solo per una richiesta di informazioni prima di maturare la decisione di chiedere aiuto per uscire dalla situazione di violenza). Con riferimento, invece, ai dati relativi agli accessi delle donne ai centri antiviolenza nel 2019 emerge che per il 90 per cento dei casi, le donne sono di nazionalità italiana: di queste il 65 per cento si è rivolto spontaneamente al centro antiviolenza anche se cresce la percentuale in invii fatti dagli altri soggetti della rete antiviolenza.

Nella quasi totalità dei casi la violenza si consuma in famiglia: infatti, nell’86 per cento dei casi gli autori della violenza sono il partner e l’ex partner, nel 9 per cento parenti. Dai dati divulgati dalla Regione emernge senza ombra di dubbio come la violenza sia trasversale alle fasce di età, ai titoli di studio, alla condizione lavorativa anche se la percentuale più alta viene registrata tra donne che hanno età compresa tra i 30 e i 49 anni.  Le tipologie di violenza denunciate confermano l’ordine di prevalenza dell’anno precedente: violenza prevalente è quella fisica, seguita da quella psicologica e dallo stalking. La mancanza di lavoro è un problema per molte delle donne che subiscono violenza: il 45 per cento delle donne non ha occupazione mentre il 17,5 per cento delle donne ha un’occupazione precaria.

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