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Il potere di un paradigma

Le istituzioni scivolano verso gruppi e logiche criminali. La mafia come “mentalità”

Nella relazione della Dia per il secondo semestre del 2022 lo stato di salute dei clan salentini, i protagonismi emergenti e le espansioni, la centralità del traffico di droga e le infiltrazioni nel tessuto politico ed economico

LECCE - Prosegue, peraltro secondo una tendenza evolutiva comune alle altre mafie attive sul territorio nazionale, l’infiltrazione del tessuto economico e il condizionamento delle istituzioni rappresentative da parte dei sodalizi criminali della provincia di Lecce.

La pubblicazione della relazione al parlamento della Direzione investigativa antimafia sull’attività condotta nel secondo semestre del 2022 e, di conseguenza, sul disegno generale che delle dinamiche illecite emerge, conferma da una parte la centralità del traffico e dello spaccio di droga – questione legata anche alla facilità di approvvigionamento dall’Albania, snodo strategico di livello mondiale -, dall’altra la capacità di permeare con la complicità di professionisti e di funzionari corrotti il sistema produttivo e della pubblica amministrazione.

In quest’ambito viene richiamato lo scioglimento del consiglio comunale di Neviano (agosto del 2022) a seguito dell’indagine “Insidia” sfociata nell’esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare che ha interessato i vertici del clan Coluccia – la cui roccaforte è Galatina, ma che appare proiettato oramai anche sull’hinterland - e anche un assessore comunale (in precedenza era stato anche sindaco). Nel maggio scorso si è concluso il processo con rito abbreviato nei riguardi di 16 delle persone coinvolte, mentre per altre due – tra cui l’amministratore pubblico –  il giudizio avverrà con il rito ordinario.

Le inchieste più eclatanti

Significativo, nella relazione, anche il riferimento all’inchiesta “Hydruntiade” che ha travolto l’amministrazione comunale di Otranto nel settembre del 2022: la citazione di questa vicenda, voluta tra le dense pagine “pur in assenza di collegamenti mafiosi”, palesa la preoccupazione per il consolidamento sul territorio salentino di forme di gestione del potere pubblico che potrebbero – se venissero confermate le tesi investigative – delineare una certa sovrapposizione con modelli propri delle organizzazioni criminali, a partire dal vincolo associativo, con la finalità di garantire un circolo vizioso tra vantaggi economici e consenso politico.

Nella relazione della Dia si fa riferimento anche all’inchiesta “Ponti d’oro” culminata in un’operazione della guardia di finanza, nel novembre scorso con un sequestro preventivo per equivalente pari a 133 milioni di euro. E se il soggetto ritenuto il “dominus indiscusso” di un complesso sistema di frode fiscale attraverso l’utilizzo di società “cartiere” è salentino, il “promotore e organizzatore” dello stesso è stato individuato in un calabrese ritenuto contiguo per interessi economici a una famiglia di ‘ndrangheta, consorteria che in maniera diretta o indiretta è sempre più presente nelle inchieste che riguardano il Salento.

mappa secondo semestre 2022

Tornese e clan leccesi in espansione

La parte dedicata alla disamina dello “stato di salute” dei vari clan attivi sul territorio conferma la supremazia del gruppo Tornese di Monteroni di Lecce, egemone anche a Carmiano, Leverano, Porto Cesareo, Arnesano, Veglie e Guagnano e influente oramai anche nel Gallipolino e suggerisce pure la crescente presenza dei sodalizi leccesi – Pepe in particolare – sulle piazze di spaccio di Squinzano, Trepuzzi e Campi Salentina, storicamente appannaggio dei De Tommasi e Pellegrino. Attestata anche l’autonomia del gruppo Penza, attivo nel capoluogo ma segnalato anche a Melendugno, Vernole, Calimera, Lizzanello, Caprarica di Lecce.

Nella relazione trova spazio – e non sembra un caso – anche il fenomeno degli attentati incendiari, di cui viene segnalata la concentrazione più elevata nel basso Salento e nell’area di Casarano in particolare. Posto che la matrice è quasi sempre ricondotta al dolo (nonostante l’assenza di denunce su tentativi di estorsione) si specifica che ci sono “fondati motivi per ritenere che le organizzazioni criminali siano in fase di ridefinizione dell’assetto organizzativo sul territorio, che tuttora è in fase di studio da parte degli uffici investigativi, in quanto non sono ancora chiari i nuovi assetti di comando, nonché le nuove attribuzioni di gradi ed assegnazioni ai livelli di vertice”.

Le relazioni semestrali della Dia: il link

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