Cronaca

I servizi segreti: le mani dei clan salentini sul traffico dei migranti

La criminalità locale fornisce supporto operativo alla complessa rete che gestisce i flussi in Adriatico: come per gli stupefacenti si affermano i network transnazionali

LECCE – La criminalità organizzata salentina si sta rendendo protagonista di un ruolo sempre più attivo nel traffico dei migranti sulla rotta orientale del Mediterraneo. Lo dice la relazione dei servizi segreti italiani, presentata al Parlamento nei giorni scorsi.

In un panorama pugliese che si definisce “fortemente variegato hanno fatto eccezione le espressioni del crimine organizzato salentino, maggiormente strutturate e in grado di esprimere pro­gettualità, anche infiltrative, di più ampio spessore, evidenziando interessi anche nel traffico dei migranti”.

Oltre alla consolidata presenza nel network del traffico internazionale di stupefacenti, che guarda anch’esso a est, i clan del Tacco d’Italia si stanno inserendo nella rete che gestisce il flusso migratorio che arrivato in Turchia e in Grecia prende la via del mare fino alle coste pugliesi, nella stragrande maggioranza dei casi del Leccese, nel Capo di Leuca.

E se da una parte si tratta di una percentuale molto bassa (il 2 per cento circa) rispetto a quanto avviene nel Mediterraneo centrale, con la Sicilia approdo dei natanti partiti dalla Libia e dall’Egitto, dall’altra si nota una caratterizzazione specifica della rotta adriatica: quella di essere molto più costosa e quindi, presumibilmente, in grado di garantire non solo un attraversamento meno pericoloso - sia per la distanza che generalmente per le condizioni del viaggio – ma anche una serie di servizi che consentono ai migranti, una volta effettuato lo sbarco, di eludere i controlli.

Nel documento si legge a pagina 50:  “Per quel che attiene alla citata direttrice del Mediterraneo orientale, le acquisizioni raccolte hanno consolidato le pregresse evidenze attestanti la parziale riconversione al traffico dei migranti da parte di contrabbandieri brindisini, in grado di assicurare alla reti presenti nei Balcani supporto logistico, incluso la fornitura di natanti veloci per l’attraversamento dell’Adriatico, utili ad eludere la sorveglianza e l’intercettazione da parte delle forze di polizia”.

Talvolta la criminalità locale fornisce gli stessi scafisti, come emerso da alcuni episodi, ma sempre più di frequente sono cittadini di paesi dell’Europa dell’Est, georgiani e ucraini soprattutto, a fare da skipper di imbarcazioni da diporto, come i caicchi o semicabinati. Sul punto la relazione è chiara e indica il consolidamento di una tendenza già in atto: “In particolare per la tratta Turchia-Italia è stato segnalato, come già in passato, l’impiego anche di imbarcazioni da diporto affidate a skipper dell’Europa dell’Est che permettono ad una utenza facoltosa, disposta a pagare cifre più elevate rispetto a quelle pretese per raggiungere l’Italia partendo dalla Libia o dall’Egitto, di approdare eludendo i controlli, così da proseguire il viaggio alla volta del Paese di destinazione finale”.

Nell'intenso flusso coast by coast da una sponda all'altra del Mediterraneo, trovano spazio anche storie di particolare interesse come quella del cittadino israeliano (ma con passaporto anche canadese) che nel luglio scorso, a tre miglia da Torre Vado, venne fermato dai militari della guardia di finanza al timone di una barca a vela noleggiata in Grecia, con a bordo sei palestinesi. Lui ha sempre dichiarato di aver agito per scopi umanitari e di aver chiesto ai suoi "passeggeri" solo un rimborso di cento euro. E' stato condannato a tre anni e 56mila euro di multa per favoreggiamento dell'immigrazione clandestina.

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