"Violenza su donne una questione di Stato”. Dopo 231 casi del 2015 chiedono incontro col prefetto

Il centro antiviolenza “Renata Fonte “ di Lecce oggi compie 17 anni di attività. Anche in occasione della giornata internazionale della lotta agli abusi sulle donne, prevista come ogni anno il 25 novembre, le volontarie hanno illustrato il consuntivo del 2015. Dopo aver lavorato per instillare consapevolezza nelle assistite, vogliono di più: che lo Stato prenda posizione e che “umanizzi” professioni e cariche istituzionali

Maria Luisa Toto e Sara Invitto durante la conferenza.

LECCE – La ricorrenza importante non è soltanto quella del 25 novembre - giornata internazionale della lotta alla violenza sulle donne – ma è anche quella di oggi. Il 23 novembre di 17 anni addietro, infatti, fu fondato l’attuale centro antiviolenza di Lecce, intitolato a Renata Fonte. Dopo tutte le conquiste raggiunte a partire dal 1998 la portavoce delle volontarie, Maria Luisa Toto, ora sposta in alto il livello del proprio impegno, e lo vuole qualitativo, non più solo numerico.

Un incontro col prefetto per analizzare il fenomeno sempre più dilagante che la presidente del centro ha definito una “questione di Stato”. E’ il tema che intende portare negli uffici di viale XXV Luglio. Lo ha reso noto questa mattina, durante una conferenza stampa alla quale hanno preso parte, oltre alle volontarie della struttura, anche il comandante dell’Arma della compagnia di Lecce, maggiore Pasquale Carnevale, una docente dell’Università del Salento, Sara Invitto, e diversi rappresentanti istituzionali tra cui una dipendente della questura leccese e una funzionaria della Asl.

“Un incontro con il prefetto al quale chiedere un pool di professionalità umanizzate”. Così le ha definite. Tutti i IMG_3445-2rappresentanti e i luoghi istituzionali – dalle caserme e uffici delle forze dell’ordine, a magistrati e tribunali, passando per infermieri e medici degli ospedali – dovrebbero a suo avviso convergere verso una task-force preparata professionalmente per sostenere una donna che, con coraggio, decide di denunciare una violenza. Nelle strutture sanitarie in primis, essendo i luoghi che accolgono la vittima negli istanti immediatamente successivi alla violenza: “Non deve mai  più accadere un episodio simile a quello capitato a una donna assistita dal centro un mese addietro”. ha dichiarato Maria Luisa Toto.  “Dopo essere stata picchiata selvaggiamente dall’ex compagno, che le ruppe anche il setto nasale, si è dovuta sorbire le parole offensive di un medico: “Certo che anche voi donne, quando vi mettete…”. Allora che lo Stato si faccia carica del fenomeno, istituendo una sorta di “codice rosa” nei nosocomi, o istituendo ore di educazione e programmi ministeriali nelle scuole sul tema. I dati, del resto, non sono confortanti. Così come inquietnati sono anche le tipolgie di abusi perpetrati sulle donne, alcuni dei quali rappresentati in una serie di rirpoduzioni artistiche, in mostra in ocassione del 25 novembre. (In foto)

I dati relativi ai casi rilevati dal centro antiviolenza leccese, per il 2015, puntano i riflettori su un contesto salentino ancora molto, troppo arcaico: responsabili delle violenze sulle donne, per il 90 per cento delle volte, è il partner o l’ex. Comunque la “spalla” sulla quale la vittima ha investito affettivamente, ipotecando le proprie sicurezze. Soltanto per il 9 per cento, e per il restante uno, si tratta di un altro famigliare, o un estraneo. Nella maggior parte dei casi, di quelle 231 richieste di aiuto telefonico giunte al “Renata Fonte”, oltre la metà, il 61 per cento,  ha riguardato episodi di violenza di tipo psicologico, economico e stalking. Con conseguenze a volte piuttosto gravi: non soltanto disturbi alimentari ansia e insonnia, ma anche perdita di autostima e senso di impotenza dovuti a quelle continue minacce del “Ti faccio togliere i figli”.

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La fascia di età delle vittime va dai 18  ai 70 anni, e circa il 67 per cento di queste è coniugata. Nella quasi totalità delle volte, almeno l’84 per cento, è la stessa malcapitata a chiedere aiuto tramite consulenze legali, mediche o tramite il centro “Renata Fonte “ e le forze dell’ordine. Delle 231 segnalazioni pervenute a Maria Luisa Toto, 195 si sono trasformate in colloqui personali dal vivo. Trentanove di quelle donne vittime di violenza sono finite in ospedale a causa di lesioni causate da un uomo, mentre in 99 hanno adito le vie legali rivolgendosi agli avvocati: tutte, tranne in un solo caso, sono state accompagnate nelle aule di giustizia dalle volontarie del centro. Dove, alcune di loro, hanno riavvolto i nastri di quel percorso da incubo, e riavviato il pusalnte di un'esistenza più dignitosa.

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