Adozioni nel Salento, è boom di richieste: sempre più giovani i “candidati”

I dati emersi nel Tacco rappresentano una sorpresa: dal secondo semestre del 2013, fino al primo dell'anno in corso, al Tribunale dei minori di Lecce sono pervenute 282 domande di adozione nazionale, e 93 per quella internazionale. Due mamme intanto, raccontano la propria commovente esperienza

Il Tribunale dei minori di Lecce.

LECCE – “Mamma, Babbo Natale esiste o no?”. “Se a te fa stare bene crederci, perché non farlo?”. E’ quanto si è sentito rispondere il piccolo Luca, a dispetto di chi cerca di castrare i sogni, dalla sua mamma. Pea Maccioni ha 41 anni, da 20 in compagnia di suo marito, Fabrizio Parisi, di 46. La loro è una storia anticrisi, che arriva dal basso Salento. Anticrisi perché non si è fermata davvero davanti a nulla.

Luca è nato nel 2006 e affidato nel giro di pochi mesi a Pea e Fabrizio. E quest’anno è stato raggiunto dalla sorellina indiana, Ujjiaini, di 4 anni. “Ho spiegato a Luca quanto io mi senta fortunata davanti alla pancia che non ha funzionato. E’ lui mio figlio, un altro per me sarebbe inimmaginabile”.  Che l’adozione non sia un ripiego, Pea l’ha ribadito più e più volte. Ed è quanto cerca di ribadire alle numerose coppie che ora gravitano attorno a lei e a Fabrizio, per avere consigli e ottenere “dritte.

“’Assisto a un continuo demonizzare la trafila dell’adozione, ma non ritengo di accodarmi al sentire comune. Se davvero si ha coscienza e voglia di diventare genitori, è giusto che ci si sottoponga alle numerose “prove”. Ma la ricompensa, credetemi, è davvero tanta”. La trafila a cui si riferisce Pea non è un’esperienza soggettiva. C’è. Esiste. Si tratta di un vero e proprio percorso a ostacoli che i genitori devono essere pronti a intraprendere. Una gimcana burocratica molto spesso, oltre che emotiva, davanti alla quale non bisogna arrendersi.

Se, sempre più spesso, l’instabilità economica delle famiglie porta a procrastinare il concepimento di un figlio, è altrettanto vero che sempre più coppie, anche molto giovani, non riescono a procreare. E, se alcune provano con la fecondazione, altri non ne vogliono proprio sapere. Bypassano quella fase e si recano direttamente al Tribunale dei minorenni. La situazione leccese è davvero sorprendente. E’ fatta, in media, di coppie di circa 32 anni. Questo l’identikit. Sembra sfidare qualunque ombra passata e retaggio, e i numeri hanno il sapore di una rivoluzione culturale. Così come ha illustrato la presidente del Tribunale dei minori, Ada Luzza.

In un anno, a partire dal primo luglio del 2013, fino a quello del 2014, per 18 minori, dai genitori noti, è stato avviato il procedimento di adozione. Stesso discorso su altri tre, con genitori ignoti, per un totale di 22. E’ una buona media, quella leccese, rispetto a quella nazionale. Per altrettanti 22 è partito l’affidamento preadottivo, una sorta di periodo prova che dura un anno, prima dell’adozione definitiva. Trenta, in un anno, le adozioni definitive.

I motivi per i quali un minore viene dichiarato adottabile sono sempre due. Innanzitutto, come il presidente Ada Luzza ha spiegato, difficilmente un bambino viene strappato alla propria famiglia per problemi di tipo economico. Laddove possibile, il Tribunale cerca sempre di tamponare la situazione con l’intervento degli assistenti sociali o di altre istituzioni preposte all’ausilio di tipo finanziario.

La procedura di adottabilità viene avviata o in casi di inadeguatezza accertata dei genitori, o davanti alla presenza di un reato. Nella maggior  parte dei casi, si parla di abusi sessuali o maltrattamenti. I bambini, in questi ultimi due casi, vengono immediatamente allontanati dal nucleo familiare e affidati possibilmente a parenti stretti (il team “sonda” fino al quarto grado, prima della sentenza di adottabilità) nel caso in cui l’ambiente sia ritenuto “salubre” dal punto di vista emotivo. In generale, ad ogni modo, si cerca di non allontanare mai troppo, dal punto di vista geografico, il minore.

Poi ci sono i casi dei minori abbandonati subito dopo la nascita. Sono  situazioni che, anche nel Salento, si verificano ancora. Circa cinque o sei casi all’anno, nel Salento. L’identità della madre, in realtà, è sempre conosciuta. Nei presidi ospedalieri in cui la donna decide di rinunciare al bambino partorito, è obbligatoria la presenza di assistenti sociali che non solo attingono informazioni sulla madre del piccolo (per ricostruire eventuali malattie sanitarie o ottenere informazioni di carattere genetico). Ma gli assistenti sociali hanno anche l’obbligo di informare la madre sui suoi diritti: quest’ultima, infatti, può ripensare la propria scelta nell’arco di due mesi. Contestualmente, le informazioni saranno passate al Tribunale dei minorenni di riferimento.

Quello di Lecce lo è per il Tacco e per la provincia di Brindisi. Ma in Italia, le coppie possono presentare domanda di adozione in tutti i tribunali dello Stivale. Quello del capoluogo salentino sembra costituire un trend virtuoso: non soltanto le adozioni, a detta di alcune coppie ascoltate, sembrerebbero essere molto veloci e snelle dal punto di vista burocratico.

Ma è la quantità di coppie che inoltra richiesta a lasciare subodorare la ventata di novità: sono 282 le domande di disponibilità nazionale presentate nell’ultimo anno presso il Tribunale di Lecce (anche da coppie residenti oltre i confini regionali), e 93 quelle inoltrate per l’adozione internazionale. Un dato, quest’ultimo, che smentisce l’immaginario comune: si è fatta strada, negli anni, la convinzione che per “convincere” l’equipe ad ottenere l’affidamento di un bambino, occorra concedere la disponibilità anche per le adozioni di bambini stranieri. Il presidente Luzza ha smentito categoricamente e lo ha dimostrato.  “Non è vero che c’è pregiudizio da parte dei tribunali sulle coppie che non concedono la disponibilità alle adozioni internazionali.

Si sa che, nella maggior parte dei casi, non è una discriminazione di tipo etnico. Ma quasi sempre relativa a difficoltà economiche: l’adozione internazionale ha un costo, in media attorno ai 20 o 30 mila euro, che molte coppie non possono permettersi. Si aggiunga anche il fatto che le procedure per far entrare in Italia un bimbo straniero si sono anche allungate: prima era sufficiente un anno e mezzo per bambino, ora almeno due anni e mezzo in media.

Sono subentrate nuove disposizioni da Paesi da cui, storicamente, sono giunti bambini. Si vedano Stati come Bielorussia, Ucraina o Russia, che ora tendono a chiudere a rendere più complesse le procedure. O come in Congo, dove addirittura erano state bloccate a causa dell’instabilità politica interna.

Rispetto allo scorso anno, in cui erano stati registrati 85 decreti di trascrizione della sentenza di adozione all’estero, quest’anno ne risultano 47. Questo perché il decreto di idoneità rilasciato ai genitori, ha validità di un anno. Se in quell’arco la coppia non si affida agli enti internazionali convenzionati, il decreto decade e scade.

Esiste anche un altro scoglio che le coppie devono sobbarcarsi, soprattutto da un punto di vista emotivo, quando si incamminano verso la strada dell’adozione. Si chiama “rischio giuridico”: la possibilità, in breve, che il piccolo possa tornare alla propria famiglia biologica. E’ una possibilità che resta in piedi fino alla sentenza definitiva. Eppure, si continua ad adottare. Anzi, la richiesta aumenta. Non si deve essere, del resto, necessariamente giovani per imboccare questa strada.

Nel Salento, per esempio, spesso vi sono anche aspiranti genitori già in pensione (come 50enni ex militari, che hanno avuto la possibilità di andare in pensione molto presto), o di persone al secondo matrimonio. La differenza che deve intercorrere tra il genitore e il bambino deve essere almeno di 18 anni. Come dire: un ragazzo di 17 anni che dovrà essere adottato, sarà abbinato a un genitore di almeno 45 anni. Non più giovane. E non è neppure detto che una coppia voglia un bambino. Sempre più spesso, infatti, si aspira direttamente a due o più figli. Smentendo il trend “biologico”.

Chiara Cosi ha 38 anni. Vive, assieme a suo marito, Vittorio D’Alessandro, di 39 anni, nello stesso paese di Pea. Ha intrapreso “una esperienza meravigliosa di cui siamo orgogliosi”. Non un bambino, loro ne volevano adottare fino a tre. Ora hanno due figli, entrambi di nazionalità colombiana, che sono arrivati “in velocità” dopo tre anni e mezzo dall’avvio della pratica. “Siamo fortunati”, ha detto. “Io e mio marito non ci abbiamo pensato su più di tanto. E’ stato tutto molto spontaneo. Ci siamo guardati e un giorno siamo andati in tribunale a ritirare il plico da compilare per la domanda di adozione. Da lì è cominciato l’iter fatto di colloqui con psicologi, con l’equipe degli assistenti sociali e poi con gli enti convenzionati”.

Chiara e Vittorio, infatti, hanno scelto direttamente la strada internazionale, affidandosi a una delle decine di associazioni riconosciute, che curano tutto il tragitto fino all’abbinamento ai figli. Che è arrivato un bel giorno di due anni addietro, davanti alla scrivania di uno psicologo, a Milano. Sara e Juan, ora rispettivamente di 7 e 5 anni, sono stati presentati soltanto verbalmente. Senza una foto, o un filmato. Di loro due è soltanto stata illustrata la situazione e, in particolare della bimba, Chiara e Vittorio sono stati messi al corrente circa una sua piccola disabilità. “Io e mio marito siamo stati lasciati da soli per una decina di minuti. Il tempo di scegliere. Dentro o fuori.

Ci siamo solo guardati e abbiamo detto “sì”, senza riserve. Ora i piccoli vivono in Italia e sono italiani a tutti gli effetti. “Purtroppo stanno dimenticando lo spagnolo”, ha raccontato Chiara. “Anche se racconto loro le favole in lingua madre, per far sì che non lo dimentichino”. Eppure Sara e Juan stanno vivendo dentro la loro favola contemporanea. Favole quotidiane più diffuse di quanto si possa immaginare. Quelle sì che non potranno essere rimosse. Sono esempi anonimi di amore assoluto che restano nella periferia del Tacco, ma che meritano di emergere. E che Pea e Chiara, sono disposte a condividere con chiunque voglia saperne di più. Sarà sufficiente contattare la nostra redazione.

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