Resistenza al piano degli abbattimenti degli ulivi, si preparano i ricorsi al Tar

Di ora in ora aumenta il numero delle notifiche consegnate ai proprietari di uliveti interessati dell'obbligo di eradicazione. Ciascuno di loro ha dieci giorni per adempiere, ma la diffidenza non è poca e c'è chi si organizza, da solo o in gruppo, per salvare i propri alberi

TREPUZZI – Tra fronte giudiziario e suggestioni di disobbedienza civile, si articola la resistenza al secondo piano operativo affidato al commissario Silletti per contenere la diffusione del batterio della xylella fastidiosa.

Le notifiche per i primi abbattimenti nei 31 focolai individuati – il numero di piante da eradicare è stimato per ora in poco più di tremila – sono state consegnate ai proprietari dei fondi interessati i quali devono provvedere entro 10 giorni, salvo incorrere in sanzioni e comunque determinare l’intervento sostitutivo degli operatori dell’Agenzia regionale per le risorse irrigue e forestali.

Ma la diffidenza rispetto alla misura irreversibile è molto diffusa, nonostante sia previsto un indennizzo per ogni albero abbattuto, e in nome di alcuni proprietari di uliveti nel territorio di Torchiarolo, per esempio, è stato già predisposto un ricorso al Tribunale amministrativo del Lazio che prima dell'estate aveva in sostanza accolto le istanze dei vivaisti e delle aziende biologiche. Medesima iniziativa ora la si vuole adottare nel Nord Salento dove domani è previsto a Trepuzzi un incontro presso il Centro polivalente “Don Tonino Bello”, in via Tasso, alle 17.

I gruppi e i cittadini che si riconoscono nella sigla “Il popolo degli ulivi” mettono a disposizione uno staff di legali per l’assistenza, nella convinzione che una mobilitazione comunitaria possa abbattere i costi del contenzioso amministrativo.

Tra le misure contestate c’è anche quella del divieto di reimpianto, sebbene alcune ricerche sembrano confermare la circostanza che alcune varietà, come il Leccino, possano essere tolleranti e resistenti al batterio. I produttori temono così di perdere anche la capacità produttiva e c’è chi ha scelto di violare il divieto. La possibilità di rimpianto è stata di recente richiesta più volte anche dal comitato “Voce dell’Ulivo” che raggruppa decine di olivicoltori.

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