Resta in carcere il barista accusato di aver ospitato il latitante "Triglietta"

I giudici del Riesame hanno rigettato l'istanza presentata dai legali di Stefano Renna, Renna, accusato di favoreggiamento e detenzione di armi

L'abitazione di Renna a Trepuzzi.

LECCE – Resta in carcere Stefano Renna, il 33enne di Trepuzzi (titolare del Bar8), arrestato all’alba del 9 gennaio scorso nel blitz, condotto dalla polizia e dalla penitenziaria, che aveva portato alla cattura del latitante Fabio Perrone, alias "Triglietta", fermato 63 giorni dopo la sua evasione dall’ospedale “Vito Fazzi” di Lecce. I giudici del tribunale del Riesame hanno rigettato l’istanza presentata dai legali di Renna, accusato di aver dato ospitalità nella propria abitazione al pericolo evaso.

Renna, assistito dagli avvocati Simona Marzo e Andrea Capone, risponde di favoreggiamento e della detenzione di armi e munizionamento. I suoi legali hanno chiesto la scarcerazione o la concessione degli arresti domiciliari, evidenziando che non sussistono le esigenze cautelari e che si tratta di una vicenda i cui contorni non sono chiari, basata su una situazione di oggettivo pericolo, in cui chiunque si sarebbe sentito intimorito, vista la fama e i precedenti di Perrone. Il 33ennne avrebbe agito per paura, vista la pericolosità e lo spessore criminale di Perrone.

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In sede di udienza di convalida il gip ha evidenziato come il 33enne abbia mostrato indifferenza nell’ospitare un soggetto estremamente pericoloso, protagonista di un’evasione violenta, e in possesso di armi. Per il giudice Renna ipotizza un comportamento dettato dall’osservanza “di logiche e dinamiche criminali, da approfondire, riconducibili all’appartenenza o vicinanza, a contesti associativi ben strutturati e pienamente operanti”. Per conoscere le motivazione dei giudici del Riesame bisognerà invece attendere 45 giorni. 

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