Restano in carcere i due neretini accusati di tentato omicidio e tentata estorsione

l Tribunale del riesame ha respinto l'istanza di scarcerazione presentata dai legali di Francesco Russo e del figlio Giampiero

LECCE – Restano in carcere Francesco Russo, 64 anni, di Nardò e il figlio Giampiero, 27 anni, arrestati nell’ambito dell’inchiesta sul tentato omicidio di Gianni Calignano, il 27enne neretino raggiunto da un colpo di pistola al torace e della tentata estorsione (avvenuta il 14 maggio) nei confronti di un imprenditore di origine siciliane, che ha preferito rivolgersi al 27enne anziché denunciare. Il Tribunale del riesame ha respinto l’istanza di scarcerazione presentata dai legali dei due arrestati, gli avvocati Francesco Fasano, Tommaso Valente e Francesca Conte.

Le indagini sono partite dall’arrivo in ospedale di Calignano, soccorso dall'amico Antonio Duma, 55enne che, qualche ora dopo averlo accompagnato, è finito in carcere per la detenzione finalizzata allo spaccio di circa 200 grammi di cocaina. Da lì si è sviluppato, attraverso riscontri di natura tecnica e investigativa, il paziente lavoro dei militari dell’Arma, che in poche ore sono riusciti a ricostruire dinamiche e modalità dell’agguato, identificando i presunti autori.

Il primo a finire in manette è stato Angelo Caci, originario di Gela ma residente a Novara, con un passato fatto di reati estorsivi consumati nel nord Italia. Caci (ritenuto molto vicino ai Russo) è stato fermato in un appartamento di Novara, dove aveva trovato rifugio per sfuggire alla cattura. Meno di ventiquattr’ore dopo i carabinieri hanno arrestato Francesco Russo, 64 anni, di Nardò (nome noto alle cronache), e il figlio Giampiero, 27 anni.

Padre e figlio sono stati fermati dopo un’autentica caccia all’uomo. I due si nascondevano in un appartamento a Lecce. Le indagini si sono concentrate sin da subito sui tre arrestati, grazie ad alcuni importanti indizi raccolti nell’immediatezza dei fatti. Nei giorni scorsi gli uomini dell'Arma hanno sequestrato in casa dei Russo due station wagon, una delle quali sarebbe stata utilizzata proprio per l’agguato.

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Secondo quanto ipotizzato dal sostituto procuratore Stefania Mininni, titolare del procedimento, a impugnare la pistola e sparare sarebbe stato Francesco Russo, mentre Caci avrebbe atteso in macchina. L’incontro chiarificatore fissato con la vittima si sarebbe dunque trasformato in agguato. L’accusa, avario titolo, è di tentato omicidio e di tentata estorsione.

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