Santa Maria a Cerrate, i risultati dei primi restauri. Rinasce un patrimonio unico

Il Fai, che gestisce il sito da tre anni, ha presentato i lavori della prima fase, finanziati con circa 2,5 milioni di euro. Altrettanti ne servono per il prossimo fondamentale passo: il recupero della chiesa, vero gioiello del complesso abbaziale

La chiesa di Santa Maria fotografata dalla casa monastica (Gabriele De Giorgi).

CERRATE (Squinzano) – Per la prima fase dei restauri, realizzati in poco più di un anno, sono stati impiegati 2milioni e mezzo di euro. Per la chiesa di Santa Maria, le stalle e opere accessorie ce ne vorranno almeno altrettanti. Ma il Fondo Ambiente Italiano conta di reperirli anche grazie alla generosità dei tanti donatori che non fanno mancare il proprio sostegno alle iniziativa di recupero e valorizzazione del patrimonio storico architettonico e paesaggistico condannato altrimenti ad un inesorabile degrado.

Questa mattina, presso il complesso abbaziale che sorge a pochi chilometri dal mare Adriatico, sulla Provinciale che collega Squinzano e Casalabate, è stata presentato il restauro che ha riguardato la facciata d’ingresso – al posto della vetrata è stato ripristinato l’aspetto originario con muratura chiusa con finestre -, la loggia della casa monastica e la sopraelevazione della casa del massaro. Entrambi gli edifici sono stati consolidati, recuperati i serramenti, rimossi gli intonaci di cemento e attivati e adeguati gli impianti.

Nel corso dei lavori sono state recuperate testimonianze importanti, come quella di un antico stampo eucaristico, integro, con iscrizione in greco, che i monaci basiliani utilizzavano per marchiare il pane dell’eucarestia.

Il Fai gestisce il complesso monumentale, la cui fondazione risale alla fine dell'XI secolo o agli inizi di quello successivo, da tre anni, da quando cioè ne ha ottenuto la gestione dalla Provincia di Lecce. Nonostante i cantieri il sito è stato sempre accessibile, nel fine settimana e in occasione di manifestazioni a carattere nazionale e non: si calcola che sia stato visitato da oltre 30mila persone, provenienti da tutto il mondo. E i risultati di questo "affidamento" si iniziano a vedere.

L’importanza dell’abbazia, del resto, è stata rimarcata da Marco Magnifico, vicepresidente esecutivo del Fai, che ha introdotto la presentazione delle opere di restauro, illustrata da Daniela Esposito, la responsabile scientifica del progetto, dopo gli interventi di Antonio Gabellone, presidente della Provincia, Loredana Capone, assessore regionale allo Sviluppo Economico e Simona Manca, consigliera provinciale con delega alla cultura. Hanno preso parte anche Roberto Segattini, responsabile ufficio tecnico del Fai, e Daniela Bruno, responsabile valorizzazione del Fai.

La seconda fase.

interno_abside-2E’ già in cantiere il progetto esecutivo per il recupero della chiesa di Santa Maria e dell’edificio che era adibito a stalla e che diventerà uno spazio espositivo. Si parte dalle coperture per poi passare ai fronti esterni, al portico del Duecento e alle decorazioni che si trovano all’interno. I privati hanno devoluto 225mila euro, avvalendosi anche delle agevolazioni fiscali previste dal cosiddetto Art Bonus.

Un secondo fondamentale aspetto riguarda il recupero degli affreschi, in tutto otto e databili tra il XIV e il XV secolo. Quattro si trovano nel laboratorio di restauro del museo provinciale Sigismondo Castromediano, due presso l’Istituto Superiore per la Conservazione e il Restauro di Roma e l’obiettivo del Fai è quello di riportarli in abbazia entro la fine del 2016 anno nel quale è previsto anche il restauro in loco della Dormitio Virginis e del cosiddetto Trittico che ora si trovano nella casa del massaro, dove verrà realizzata anche una piccola foresteria per la quale un uomo di nazionalità tedesca ha fatto una cospicua donazione chiedendo in cambio solo di potervi alloggiare quando farà visita al Salento.

Nello stesso edificio saranno rimessi in funzione i due frantoi nell’ambito di uno spazio espositivo sulla realtà produttiva, tenendo conto che il complesso fino alla metà del Novecento fu una masseria tipica salentina intorno alla quale si raccoglievano olive, tabacco e altro colture. Saranno ripristinati anche il mulino e l’antico forno della casa monastica dove sarà allestito il racconto delle fasi edilizie dell’abbazia e alla storia del monastero. 

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