Giovedì, 24 Giugno 2021
Cronaca

La strage di Capaci e il libro del figlio di Riina in tv: "Offesa per noi familiari delle vittime"

Matilde Montinaro, sorella dal capo della scorta di Giovanni Falcone, indignata per l'apparizione televisiva. Il 23 maggio i resti dell'auto del fratello esposti a Calimera

Da sinstra Alessando Tedesco, Matilde Montinaro, don Raffaele Bruno ed Emanuele Perlangeli.

GALUGNANO (SAN DONATO) – Quest’anno la ricorrenza della strage mafiosa di Capaci del 23 maggio del 1992, nella quale persero la vita il giudice Giovanni Falcone, la moglie Francesca Morvillo e i tre agenti Vito Schifani, Rocco Dicillo e il salentino Antonio Montinaro, che era il responsabile della scorta, ha un sapore particolare, almeno per due motivi.

Il primo è rappresentato dall’esposizione, il 23 maggio a Calimera, paese d’origine del caposcorta, dei resti della Fiat Croma sulla quale viaggiava insieme con i colleghi: un ammasso contorto di lamiere, nel quale però ha conservato la sua integrità il contachilometri fermo sulla velocità di marcia al momento dell’esplosione. Quel che resta dell’auto è stato donato alla moglie di Montinaro e l’auspicio è che presto possa trovare sede fissa a Palermo, dove la signora Concetta Mauro Martinez e i figli hanno continuato a vivere.

La sorella di Antonio, Matilde ha profuso grande impegno perché quei rottami arrivassero finalmente a Calimera: “E’ l’auto di Antonio, Rocco e Vito, la mitica Quarto Savona 15. Era quella che faceva da apripista al corteo di Giovanni Falcone. Ho sempre detto che prima di quelle stragi potevo conoscere il rumore della mafia, dopo ne ho conosciuto la carnalità, il male che un uomo può fare ad un altro uomo. Credo che vedere quella teca contente la macchina sotto la quale sono esplosi 500 chilogrammi di tritolo rappresenti un messaggio importante. Il messaggio dei segni, come diceva don Tonino Bello, e credo che sia fondamentale per chi vuole capire veramente, vedendo come è stata ridotta, quello che c’è stato a Capaci quel giorno. Era un’auto su cui i ragazzi condividevano le paure di quei momenti, ma anche, ne sono convinta, le speranze e i sogni che sono stati spenti da Totò Riina”.

Matilde Montinaro è stata ospite, questa mattina, insieme a don Raffaele Bruno e ai referenti di Libera, dell’incontro organizzato e coordinato dalle docenti Daniela Manno e Serena Lezzi “I nostri passi… verso  23 maggio del 2016” presso l'Housetheatre di Galugnano. L'istituto comprensivo statale di San Cesario di Lecce con San Donato e Galugnano, diretto da Rossella Verrienti, fa parte della rete regionale “Il veliero parlante” che opera dal 2008 per costruire itinerari didattici innovativi per la promozione delle competenze chiave di cittadinanza.

Il secondo motivo che carica di particolare significato il 24esimo anniversario della strage è la pubblicazione del libro Riina famiy life di uno dei figli di Totò Riina, Giuseppe Salvatore, ospite questa settimana, tra mille polemiche, anche del salotto televisivo di Bruno Vespa su Rai1.

libera_scuola-2“Io credo che ogni figlio abbia il diritto di giudicare il proprio padre come vuole – ha commentato Matilde Montinaro -, quello che non tollero è che sia stato pubblicizzato su una rete nazionale, aperta a tutti: è passato un messaggio sbagliato, è un’offesa a noi familiari, a tutti coloro che hanno perso il padre e non hanno potuto vivere quell’infanzia e quell’adolescenza serena di cui ha parlato il figlio di Totò Riina e che sentono ancora oggi forte la mancanza del proprio caro. Siamo oltre mille familiari e ci siamo tutti sentiti lesi da quell’intervista e da quella pubblicità. Crediamo che non vadano strumentalizzate per fare audience le storie che hanno ferito il popolo italiano”.

Il tema della formazione, d’altra parte, è uno dei compiti principali che l’associazione Libera si è assegnata fin dalla sua nascita. Alessandro Tedesco, referente Libera Taranto, spiega così il senso di questo incessante attivismo: “Noi che entriamo nelle scuole abbiamo il privilegio di guardare in faccia questi ragazzi che non sono il futuro, sono il presente, quindi credo che con responsabilità abbiamo l’obbligo di passare il testimone che i nostri genitori ci hanno lasciato e che continua a farli vivere”. Il padre, Giovanbattista, fu ammazzato nel 1989 dalla criminalità organizzata: secondo le indagini, in quanto capoturno della vigilanza presso l’ex Italsider, si opponeva ai traffici illeciti di cui si era accorto.

Anche nel Leccese Libera è molto attiva come testimonia, Emanuele Perlangeli, referente locale: “Abbiamo tre presidi, a Nardò Maglie e Casarano: sono luoghi di incontro e di preparazione delle iniziative che svolgiamo nelle scuole e nelle realtà che aderiscono a Libera, circa 1600 in tutta l’Italia. Il nostro impegno è di tenere viva la memoria della storia delle vittime di mafia attraverso i familiari, come Viviana e Sabrina Matrangola, le figlie di Renata Fonte, uccisa a Nardò nel 1984. Importanti per noi sono anche i campi estivi che consentono ai ragazzi di vivere direttamente l’esperienza del bene confiscato”.

L'incontro con gli studenti, che era stato aperto dall'orchestra "Musica docet" composta da alcuni insegnanti, si è concluso con una marcia fino al plesso di San Donato, un modo per contrappore un'azione positiva - passo dopo passo - alla logica imperante della subcultura mafiosa del "non vedo, non parlo, non sento". 

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