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Sabato, 22 Giugno 2024
A suo favore ville, terreni e un motoscafo d’epoca

Ricca eredità contesa, assolto l’avvocato accusato di aver raggirato l’anziano zio

Concluso dopo un lungo dibattimento il processo che vedeva imputato un legale leccese di 36 anni accusato di aver circuito lo zio per mettere le mani sui suoi beni. La stessa accusa era mossa anche al padre nel frattempo deceduto

LECCE - Si conclude dopo una lunga fase dibattimentale il processo sul caso della ricca eredità contesa di un noto professionista leccese (archiviato e poi riaperto) che vedeva al banco degli imputati il nipote, Giandomenico Daniele, avvocato di 36 anni.

Con la sentenza della seconda sezione penale, presieduta dal giudice  Bianca Maria Todaro, del 31 gennaio scorso il legale è stato assolto con formula piena perché il fatto non sussiste. Era accusato di circonvenzione d'incapace e manipolazione dei conti correnti e di aver in buona sostanza approfittato dell’infermità psichica dell’anziano zio per fargli modificare il testamento e mettere le mani sui consistenti beni che oltre al denaro contemplavano, a suo favore, anche diversi immobili, terreni e anche un motoscafo d’epoca.

Ipotesi accusatorie che non hanno retto nell’ambito del processo nel quale il 36enne è stato difeso dagli avvocati Luigi Rella e Francesco Paolo Sisto. Con la stessa sentenza è stato stabilito il non luogo a procedere e l’estinzione del reato, per il quale era stato chiesto il processo anche per il padre del legale, Giorgio di 78 anni (difeso dagli avvocati Andrea Sambati e Raffaele Zocco), nel frattempo deceduto. Le motivazioni della sentenza saranno depositate tra 90 giorni.

In aula, come parte civile, si era costituito, con l’avvocato Ivana Quarta, un nipote dell’anziano, estromesso dall’eredità, che, dopo aver svolto una serie di accertamenti, riuscì a ottenere la riapertura del procedimento da parte della procura. La titolare del fascicolo era il pubblico ministero Stefania Mininni.

L’inchiesta aveva riguardato, oltre che lo stato di salute dell'anziano, anche e soprattutto le disposizioni testamentari. In particolare, quello olografo del 30 maggio 2009, con il quale l'uomo, celibe e senza figli, deceduto nel 2013 all’età di 82 anni, aveva destinato tutti i beni di maggiore valore (due ville, una a Lecce, l’altra a Tricase, un motoscafo d’epoca, automobili e terreni), al nipote avvocato finito poi sotto processo dopo il rinvio a giudizio nel febbraio del 2020.

Quel documento fu messo a confronto con i precedenti, come quello del 31 luglio 1997, che assegnava l’immobile di Tricase e una proprietà in località Masseria Muro, a Mesagne, ad altri due nipoti. Gli approfondimenti processuali non hanno palesato alcuna responsabilità penale in capo al 36enne avvocato leccese che è stato dunque assolto da tutte le accuse di aver manipolato e isolato lo zio, per mettere le mani sui suoi beni.

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