Ricca eredità contesa: rinviato a giudizio un avvocato leccese

A partire dal 2 aprile il professionista dovrà respingere l’accusa di aver circuito lo zio per mettere le mani sui suoi beni. La stessa accusa era mossa anche al padre, ma per lui gli atti sono ritornati al pm

LECCE - Il caso dell’eredità di un noto professionista, archiviato e poi riaperto, sarà oggetto di un processo e, al banco degli imputati ci sarà il nipote, Giandomenico Daniele, avvocato leccese di 43 anni.

Lo ha deciso oggi il giudice Marcello Rizzo che, al termine dell’udienza preliminare, ha fissato al 2 aprile la prima data del dibattimento, durante il quale l’imputato (assistito dagli avvocati Luigi Rella e Francesco Paolo Sisto), dovrà difendersi dalle accuse di circonvenzione di incapace e manipolazione dei conti correnti. Il processo era stato chiesto anche per il padre Giorgio, di 78 anni, (difeso dagli avvocati Andrea Sambati e Raffaele Zocco), fratello del defunto, ma la sua posizione è stata stralciata, non avendo sostenuto l’interrogatorio richiesto dopo la notifica dell’avviso di conclusione delle indagini. Gli atti quindi sono ritornati al pubblico ministero Stefania Mininni.

In aula, come parte civile, ci sarà il parente dell’anziano estromesso dall’eredità con l’avvocato Ivana Quarta, il legale che, dopo aver svolto una serie di accertamenti, riuscì ad ottenere la riapertura del procedimento dal pm.

Le indagini hanno riguardato, oltre che lo stato di salute dell'anziano, i testamenti. In particolare, quello olografo del 30 maggio 2009, con il quale l'uomo, celibe e senza figli, deceduto nel 2013 all’età di 82 anni, aveva destinato tutti i beni di maggiore valore (due ville, una a Lecce, l’altra a Tricase, un motoscafo d’epoca, automobili e terreni), al nipote avvocato; il documento fu messo a confronto con i precedenti, come quello del 31 luglio 1997, che assegnava l’immobile di Tricase e una proprietà in località Masseria Muro, a Mesagne, ad altri due nipoti.

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Starà a un giudice della seconda sezione penale del tribunale di Lecce stabilire se è vero che Daniele avrebbe manipolato e isolato lo zio, affetto da demenza senile, per mettere le mani sui suoi beni.

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