Lunedì, 2 Agosto 2021
Cronaca

Porto Miggiano, la Procura rigetta il dissequestro. Il Comune pronto al ricorso

Il sindaco di Santa Cesarea Terme ha chiesto, in vista dell'estate, la rimozione dei sigilli, apposti alla cala dagli uomini del corpo forestale dello Stato lo scorso 20 marzo. La richiesta è stata respinta ma l'amministrazione comunale, difesa dall'avvocato Pietro Quinto, prepara l'opposizione

Un'immagine dell'area sequestrata

PORTO MIGGIANO (Santa Cesarea Terme) – La richiesta di dissequestro della cala di Porto Miggiano è stata rigettata nei giorni scorsi dai pm Valeria Mignone e Antonio Negro. L’istanza è stata presentata dall’amministrazione comunale di Santa Cesarea Terme, assistita dall’avvocato Pietro Quinto. Con la stagione estiva alle porte, infatti, il sindaco del borgo adriatico, Daniele Cretì, aveva chiesto la rimozione parziale dei sigilli all’area, per consentire l’accesso ai bagnanti.

Tutto è cominciato quando, lo scorso 20 marzo, gli uomini del corpo forestale dello Stato hanno apposto i sigilli sia all’area a strapiombo sul mare (dove sono in corso alcuni interventi di consolidamento geotecnico), sia alla parte superiore, interessata da lavori di urbanizzazione. La misura è stata disposta ai fini probatori, per accertare la conformità dei lavori della falesia, finanziati con fondi Cipe per un importo di circa tre milioni di euro.

Alcuni sopralluoghi sono stati avviati per verificare se le strutture edificate in zona abbiano contribuito all’erosione della scogliera per poter dare un contorno alla vicenda che ha portato, peraltro, all’iscrizione di tre persone nel registro degli indagati: Salvatore Bleve, dirigente dei lavori pubblici del Comune di Santa Cesarea e responsabile unico del procedimento, Daniele Serio, direttore dei lavori e Maria Grazia Doriana, amministratore unico della Cem spa, ditta esecutrice dei lavori.

Nella richiesta presentata dal legale del Comune di Santa Cesarea, è stato dimostrato l’avvenuto completamento delle opere e quindi l’impossibilità di alterare lo stato dei luoghi o le indagini in corso. L’istanza, tuttavia, è stata rigettata poiché gli inquirenti sostengono che i consulenti tecnici nominati hanno il compito di verificare se le opere marittime già realizzate possano essere qualificate come opere di difesa della falesia dalle onde o se, piuttosto, abbiano comportato un’alterazione della scogliera.

P1040041-3“L’amministrazione comunale -ha fatto sapere l’avvocato Quinto -ha già predisposto l’opposizione alla richiesta rigettata, dal momento che  quel tratto di costa è stato sempre fruito da parte dei bagnanti, in presenza di piattaforme nel tratto sul quale sono stati poi eseguiti i lavori di consolidamento effettuati dal Comune. Vi è una delibera comunale, risalente all’aprile del 2012, con la quale si conferma che tutte le aree di proprietà comunale insistenti in località Porto Miggiano, nonché l’area demaniale marittima, zona spiaggetta, devono rimanere destinate alla pubblica utilità, non devono essere alienate e cedute a terzi trattandosi di aree destinate esclusivamente alla pubblica e libera balneazione e ai servizi connessi”.

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