Sabato, 24 Luglio 2021
Cronaca

Operazione “Break Open”, quattro tra gli imputati scelgono l’ abbreviato

Tra loro due donne, che avrebbero avuto un ruolo di rilievo nella dinamica dei colpi addebitati alla banda. A capo del gruppo ci sarebbe stato Luciano Liuzzi, già condannato a 11 anni. Un 42enne di Surbo ha patteggiato la pena

LECCE – Hanno scelto di essere giudicati con il rito abbreviato quattro tra i presunti componenti della banda accusata di aver terrorizzato per alcuni mesi le attività commerciali del leccese, assaltando i bar e le rivendite di tabacchi annessi alle stazioni di servizio. Il giudizio si terrà il prossimo 10 giugno. Nei loro confronti, a ottobre scorso, erano state emesse sei ordinanze di custodia cautelare, nell’ambito dell’operazione denominata “Break open”.

Tra loro anche due donne, Giovina Vitale, 42enne, e Carmen Coppola, 29 anni, che non solo avrebbero preso parte ai colpi, ma si sarebbero anche occupate di nascondere la refurtiva e la e auto rubate. Almeno una decina, a vario titolo, gli assalti addebitati al “gruppo delle spaccate”: l’ultimo, in ordine di tempo, è stato messo a segno ai danni della stazione di servizio Q8 che sorge sulla Veglie-Leverano, a poche ore dal blitz della polizia che ha arrestato i membri della banda, dedita anche ad altri furti, ad esempio di autovetture (usate per gli assalti) e persino di circa 400 paletti di metallo, di quelli utilizzati per la coltivazione dei vigneti, da rivendere sul mercato nero.

A capo dell’organizzazione, secondo gli inquirenti, vi era Luciano Liuzzi, 35 anni (marito della Coppola), originario di Brindisi ma residente a Squinzano. Quello di Liuzzi è un nome noto alle cronache giudiziarie. Il 35enne, infatti, è stato condannato in abbreviato a 11 anni di reclusione perché ritenuto uno dei presunti esponenti della cosiddetta “banda della 166”, dedita proprio ai furti con spaccata. Giudizio abbreviato anche per Carmelo Prete, mentre Gennaro Riezzo, 42enne di Surbo, ha già patteggiato la pena.

Gli assalti erano veloci e al tempo stesso devastanti. Se non erano le mazze ferrate a mandare in frantumi le vetrine degli esercizi commerciali, erano le stesse auto, utilizzate a mo’ di ariete per sfondarle. Una volta all’interno dei locali i banditi arraffavano la merce: stecche di sigarette, “gratta e vinci”, denaro, slot machine e macchinette cambia soldi, lasciando dietro di loro una scia di distruzione e devastazione. Le immagini delle telecamere a circuito chiuso, li hanno immortalati in diverse occasioni, mentre, mischiandosi fra la gente, studiavano i locali per poi poter intervenire nella maniera più adeguata.

Le indagini, coordinate dalla squadra mobile di Lecce, sono state serrate e veloci. Nell’arco di due mesi gli agenti, coordinati da Michele Abenante (e dai funzionari Rocco Carrozzo ed Elena Raggio), hanno identificato i presunti responsabili, arrestandoli all’alba di ieri. Un lavoro complesso e articolato che ha ricostruito, passo dopo passo, spostamenti e modus operandi della banda, raccogliendo una lunga serie d’indizi e prove schiaccianti. 

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