Sabato, 12 Giugno 2021
Cronaca

Avrebbero intascato i soldi dei ticket, chiesta la condanna di due dipendenti Asl

E' di tre anni e mezzo la richiesta formulata dal pm Francesca Miglietta nei riguardi di Luana De Lorenzis e di sei mesi per la collega Roberta Zompì, 35, di Maglie, addette al Cup di Casarano

Gli uffici del Tribunale di Lecce

LECCE - Sono arrivate le richieste di condanna nel processo con rito abbreviato nei riguardi di due dipendenti della Asl, accusate di aver messo le mani sui ticket per prestazioni mediche pagati dagli utenti, ai quali veniva rilasciata regolare fattura, e di aver modificato le operazioni nei registri così che gli stessi risultassero esenti dal pagamento. Nelle scorse ore, il pubblico ministero Francesca Miglietta ha invocato tre anni e mezzo per Luana De Lorenzis, 49 anni, di Racale, e sei mesi per Roberta Zompì, 35, di Maglie, addette allo sportello Cup (Centro Unificato di prenotazione) dell’ospedale di Casarano. Entrambe sono finite al banco degli imputati per peculato e falso ideologico, ma durante il processo il primo capo d'accusa non ha retto nei riguardi di Zompì, tant'è che lo stesso pm ha chiesto l'assoluzione. La difesa della donna, rappresentata dall'avvocato Giuseppe Bonsegna, ha infatti dimostrato che era titolata a svolgere solo operazioni di controllo, non di cassa.

Al termine dell'udienza, il gup (giudice per l'udienza preliminare) Alcide Maritati ha disposto ulteriori approfondimenti con l'ascolto della responsabile amministrativa della Asl e di due marescialli della Guardia di Finanza che hanno svolto le indagini. E proprio sul modo in cui furono svolti gli accertamenti che ha puntato i riflettori l'avvocato di De Lorenzis, Biagio Palamà. Secondo il legale, gli investigatori, nell'acquisire la documentazione che proverebbe gli illeciti commessi cinque anni fa, non si avvalsero di un consulente nominato dalla Procura, ma di un impiegato della stessa società che riscuoteva i ticket.

Le indagini travolsero anche un'altra impiegata. Stiamo parlando di Monica Cianci, 46, di Maglie, che si sta difendendo (con gli avvocati Luigi e Alberto Corvaglia) a dibattimento dall'accusa di essersi appropriata di 14 euro. E' invece di oltre 23mila e 500 euro, la somma che, secondo gli inquirenti, finì nelle tasche della collega De Lorenzis. Il processo, nel quale l'Azienda sanitaria è parte civile con l'avvocato Alfredo Cacciapaglia, è stato aggiornato al 12 maggio.

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