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Cronaca

Richiesta di mazzette a un consulente, condannati giudice e cancelliere

Arriva il verdetto nei riguardi dei tre imputati coinvolti nell’inchiesta sfociata, il 18 giugno del 2018, nell’arresto di Marcella Scarciglia, all’epoca got della seconda sezione civile del tribunale di Lecce. Assolto l’imprenditore Serra

POTENZA - Emessa la sentenza nel processo discusso col rito abbreviato nei riguardi dei tre imputati finiti sott’accusa per un giro di mazzette e favori anche per amore.

Oggi, il giudice del tribunale di Potenza Salvatore Pignata ha riqualificato il reato di concussione in induzione indebita a dare o promettere utilità e ha inflitto: tre anni di reclusione a Marcella Scarciglia, 47enne di Veglie, ex got (giudice onorario) della seconda sezione civile del tribunale di Lecce (a fronte dei tre anni e quattro mesi di reclusione invocati dal pm); due anni e otto mesi (in linea alla richiesta del pm) al cancelliere Amedeo Donno, 51enne di Sogliano Cavour. Assolto invece “perché il fatto non sussiste”, l’imprenditore Franco Serra, 76enne residente a Gallipoli (per il quale l’accusa aveva chiesto 4 anni).

Alla prima sono state riconosciute le attenuanti generiche, in considerazione del fatto che confessò e risarcì il ministero della Giustizia, e le è stata imposta l’interdizione perpetua dai pubblici uffici. Anche per il cancelliere è stata disposta la stessa pena accessoria, ma per la durata di cinque anni.

Stando alle indagini, condotte dalla sostituta Maria Cristina Gargiulo, Scarciglia, abusando dei suoi poteri, avrebbe costretto un grafologo, con la minaccia esplicita di non provvedere al pagamento delle spettanze e con la minaccia implicita di non ricevere altri incarichi, a prometterle la somma di 4.500 euro (calcolata sulle competenze liquidate per le relazioni di consulenza svolte), fornendogli su un bigliettino l’indirizzo di casa e il numero di cellulare e inviandogli una serie di messaggi telefonici per sollecitarlo. Alla fine, la somma pretesa sarebbe scesa a 1.500 euro e per incentivare la vittima gli avrebbe prospettato altri incarichi e l’avvio di un “rapporto di collaborazione”. All’appuntamento per la consegna, però, il 18 giugno del 2018, si presentarono anche gli agenti di polizia giudiziaria che la arrestarono.

Al cancelliere era contestata la concussione in concorso con la giudice (come detto riqualificata dal gup in induzione indebita a dare o promettere utilità), perché sarebbe stato lui a veicolare le sue pretese illecite, per esempio convocando, il 28 marzo 2018, la vittima per farle presente dell’esistenza di problemi per la liquidazione della consulenza, lasciando intendere con linguaggio allusivo che il fascicolo “sarebbe rimasto nell’armadio”, e invitandolo così a prendere contatti diretti con la magistrato. Questa, secondo l’accusa, sarebbe stata informata da Donno dei colloqui col professionista anche con sms: “Ti devo parlare di quel calligrafo, di persona ovvio”.

L’imprenditore, invece, era finito al banco degli imputati per corruzione in atti giudiziari: la giudice, alla quale era sentimentalmente legato, avrebbe favorito la causa civile relativa a un complesso immobiliare adibito a ristorante-pizzeria di cui era proprietario, con sentenza pubblicata il 30 giugno 2017, e interessandosi al procedimento anche nella fase d’appello, ottenendo in cambio la promessa di una compartecipazione ai proventi ottenuti dallo stesso complesso.

Ma quest’accusa non ha retto davanti al giudice.

La difesa, rappresentata dagli avvocati Giuseppe Corleto e Stefano Prontera (per Scarciglia), Michele Lembo e Giuseppe Della Ducata (per Serra), ha cercato di smentire tale circostanza, sostenendo non ci fosse alcuna prova di un accordo corruttivo. Ma per conoscere le ragioni del gup bisognerà attendere che vengano depositate le motivazioni (entro novanta giorni).

Nel processo Donno era difeso dall’avvocato Ubaldo Macrì, mentre i familiari di Serra erano parte civile con l’avvocato Luigi Suez.

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