Mercoledì, 23 Giugno 2021
Cronaca

Riconosciuto il cadavere, ma non è stato portato dalla corrente marina

Il corpo ritrovato sul litorale leccese il giorno di Pasquetta è di una 88enne marchigiana. I risultati della perizia medico legale escludono l'ipotesi accreditata all'inizio

LECCE - La certezza è che si tratti di Emidia Traini, di 88 anni, residente a Monsapolo del Tronto, in provincia di Ascoli Piceno. Su tutto il resto è un vero e proprio giallo, a partire da come il suo cadavere sia giunto sul litorale leccese, dove è stato ritrovato il 28 marzo, giorno di Pasquetta. 

Per il medico legale il decesso della donna è avvenuto prima che il corpo entrasse in contatto con l'acqua di mare: l'esame accurato del cadavere ha escluso l'ipotesi dell'annegamento. Come e dove è morta Emidia Traini? Sono questi gli interrogativi fondamentali che restano aperti dopo la conferenza stampa che si è svolta questa mattina alla presenza del vice questore aggiunto, Eliana Martella, dopo che tre nipoti giunti dalle Marche hanno effettuato il riconoscimento. 

La perizia sul cadavere ha portato ad escludere che possano essere state le correnti marine il "mezzo di trasporto": tra il tratto di costa corrispondente al paese d'origine e quello del ritrovamento ci sono centinaia di chilometri di distanza, ma non sono stati rilevati segni di traumi, per esempio da impatto con degli scogli. Le scarpe da ginnastica che la donna aveva, inoltre, erano in ottimo stato di conservazione e ha sorpreso anche il fatto che il cadavere avesse ancora addosso una sorta di indumento bianco (forse una camicia da notte). Un quadro quindi sostanzialmente incompatibile con l'ipotesi di una caduta in acqua dalle parti di San Benedetto del Tronto: per il medico legale, Ermenegildo Colosimo, si è trattato di morte accidentale, che non significa naturale, e nemmeno conseguenza di atti di violenza. 

Corretta definitivamente anche l'attribuzione dell'età: inizialmente si era pensato a una fascia compresa tra i 50 e i 60 e questa deduzione era scaturita dal tono muscolare della donna. I parenti hanno spiegato che si trattava di una persona assolutamente indipendente, dinamica, che aveva l'abitudine di fare lunghe passeggiate. Molto conosciuta in paese, viveva da sola e partecipava alle attività parrocchiali: il 14 marzo era stata notata la sua presenza durante la messa.

20160407_125814 (1)-2La sera del 18 marzo i nipoti hanno cercato invano di mettersi in contatto con lei. Uno di loro, Renato, il giorno successivo si è recato a casa della zia: il cellulare era in casa, così come i documenti mentre la porta era regolarmente chiusa. Allarmati si sono quindi rivolti ai carabinieri per sporgere denuncia. Il fiuto dei cani molecolari (quelli cioè in grado di scoprire le tracce di una determinata persona anche molti giorni dopo il suo passaggio) ha attestato la presenza della signora Emidia nei pressi di un canale che si trova a circa 300 metri dalla sua abitazione. Vedova da molti anni, era rientrata nelle Marche dopo aver trascorso gran parte della sua vita a Gallarate. Il peggioramento delle condizioni meteo ha poi imposto un lungo stop alle ricerche.

Il 28 marzo, giorno del ritrovamento sulla spiaggia tra Frigole e Torre Chianca, sono state subito divulgate le foto di alcuni effetti personali: un orecchino, che i familiari hanno poi riconosciuto, un orologio e le scarpe. La notte successiva, uno degli agenti della sezione volanti che erano intervenuti sul posto ha scorto gli elenchi delle persone scomparse trovando alcune conicidenze tra la descrizione che risaliva a una denuncia presentata nelle Marche e i particolari che, pur nella condizione di generale irriconoscibilità dei tratti somatici dovuta al processo di saponificazione in corso, era riuscito ad annotare: il naso piccolo, i capelli brizzolati, la corporatura robusta.

Così il personale della squadra mobile, coordinato da Sabrina Manzone e dalla vice, Elena Raggio, si è messo in contatto con i carabinieri marchigiani: è quindi venuta fuori un'altra corrispondenza, quella relativa alla cicatrice notata all'altezza dell'addome nell'ispezione cadaverica e segnalata dai parenti in sede di denuncia come conseguenza di un intervento chirurgico.

Risolto l'enigma sull'identità, resta da capire cosa sia avvenuto tra l'ultimo giorno in cui la donna è stata vista in paese e quello in cui un militare dell'Arma, che villeggia nei paraggi, si è accorto di quel cadavere sul litorale leccese.

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