Inchiesta “Tabula rasa”, in appello confermate due sole condanne

Hanno ottenuto uno "sconto" cinque dei sette imputati accusati di aver fatto parte della banda di ladri che faceva incetta di qualsiasi oggetto gli capitasse sotto tiro, anche della carta igienica

LECCE - Sono state ridotte cinque delle sette condanne inflitte in primo grado ai componenti del gruppo accusato di aver rubato oggetti di ogni tipo, anche carta igienica e maiali.

Due giorni fa, la Corte d'appello presieduta dal giudice Antonio Del Coco ha confermato la sentenza, emessa il 12 giugno 2012 dal gup Antonia Martalò al termine del processo discusso col rito abbreviato, solo nei riguardi di Emanuele Toma, 32 enne di Taurisano, a quattro e dieci mesi (più 700 euro di multa), e di Antonio Malerba, 38enne di Cellino San Marco (in provincia di Brindisi) a un anno e mezzo (più 400 euro di multa).

Sono state invece riviste così le altre condanne: da sei anni a quattro anni e quattro mesi di reclusione (più multa di 693 euro) per Antonio Fernando Vizzino, 32enne di Supersano; da tre anni e otto mesi (più 600 euro) a due anni, quattro mesi e venti giorni per Edoardo Preite, 28enne di Taurisano; da tre anni (più 500 euro) a due e quattro mesi (più 746 euro di multa) ad Antonio Sabato, 39enne di Taurisano; da un anno e mezzo (più 400 euro di multa) a un anno (più 200 euro) per Daniele Rocco Marra, 37enne di Supersano; da un anno e quattro mesi a un anno (più 1.600 euro di multa) per Roberto Toma, 56enne di Taurisano.

Si chiude così il secondo processo scaturito dall'operazione “Tabula rasa” eseguita nel febbraio 2011 dai carabinieri della compagnia di Tricase. A dare il via all'inchiesta, coordinata dal pubblico ministero Giuseppe Capoccia (oggi a capo della Procura di Crotone), fu il tentato furto del 17 giugno del 2010: con un escavatore fu “sdradicato” il Postamat dell'ufficio di Corsano, ma l'azione fallì a causa dell’esplosione delle “mazzette civetta”. Altri colpi però furono messi a segno, come quelli di veicoli (autovetture, motocicli e mezzi agricoli), gioielli ed elettrodomestici dal valore sui trentamila euro.

Gli imputati erano difesi dagli avvocati Laura Minosi, Biagio Palamà e Mario Coppola. 

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