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Cronaca

Avrebbe strangolato il coinquilino in Svizzera: niente più ergastolo, condanna ridotta in appello

Una condanna a 24 anni: è il verdetto emesso in giornata dai giudici Corte d’Assise d’Appello nei confronti di Rocco Pierri. Il 47enne di Miggiano fu accusato di aver ucciso un nel 2001 Maurizio D’Amico

LECCE – Dall’ergastolo a una pena di 24 anni. Per Rocco Pierri, 47enne di Miggiano accusato di aver ucciso il proprio coinquilino nel 2001, la sentenza emessa dalla Corte d’Assise d’Appello si è rivelata più clemente rispetto alla condanna di primo grado. L’imputato ha così ottenuto una riduzione della pena per l’omicidio di Maurizio D’Amico, 26enne di Serrano di Carpignano Salentino, col quale divideva le spese dell’appartamento in una cittadina nella zona di Zurigo. Riduzione scaturita dall'esclusione dell'aggravante, relativa a un presunto prelievo di denaro effettuato dall'imputato con la carta della vittima.

Nella notte tra il 16 e il 17 settembre di 22 anni fa Pierri avrebbe strangolato il conterraneo servendosi di una sciarpa. Infilatogli un sacchetto in testa, fissato con del nasto adesivo all'altezza della nuca, avrebbe poi dato fuoco al letto. Fu fermato solo il giorno di Natale di undici anni dopo dagli agenti di polizia del commissariato di Taurisano nel Salento, dove Pierri si era ormai trasferito da tempo cambiando vita. Nei suoi confronti pendeva un mandato di cattura internazionale. Determinante ai fini della sua individuazione il test del Dna. Tracce che gli investigatori avrebbero rilevato sull’indumento utilizzato per strangolare il coinquilino e poi in altri punti della stanza della casa svizzera.

Secondo le accuse, dopo l'assassinio, l’imputato avrebbe utilizzato la carta di credito della vittima nel tentativo di prelevare da uno sportello delle vicinanze  una somma di 300 franchi.  Una presenza quella di Pierri che sarebbe stata immortalata dai dispositivi di sicurezza  dell’istituto di credito, ma che non evidenzierebbe una diretta correlazione con il prelievo di denaro. La sentenza di primo grado, emessa nell’autunno del 2020, aveva già previsto  una provvisionale di 50mila euro per ognuno dei cinque famigliari del ragazzo ucciso che - assistiti dagli avvocati Katia Botrugno, Salvatore Centonze e Alessandro Stomeo - si sono costituiti parte civile. Pierri era difeso dagli avvocati Ester Nemola e Tommaso Stefanizzo.

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