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Il giorno del controllo, nel 2016.

Il giorno del controllo, nel 2016.

Rifiuti interrati alla “Ientu” di Guagnano: sono due le assoluzioni

Si è concluso ieri il processo ai due imprenditori coinvolti nell’inchiesta che nel febbraio 2016 sfociò nel sequestro

LECCE  - Fu costretto a cedere l’azienda agricola “Ientu”, a Guagnano, a seguito delle revoche di ordini che seguirono al sequestro, il 25 febbraio 2016, nell’ambito dell’inchiesta dove era indagato per aver smaltito rifiuti speciali, pericolosi e non, interrandoli e al clamore mediatico della notizia. Si è sempre proclamato innocente, Guglielmo Alessio, 59 anni, di Bergamo, ma questo non l’ha risparmiato da un processo. Un processo che alla fine gli ha dato ragione, perché il giudice della seconda sezione penale del tribunale di Lecce Marcello Rizzo ha pronunciato un verdetto di assoluzione “per non aver commesso il fatto” sia nei suoi riguardi che per Fabrizio Villa, 45 anni, di Bergamo, direttore industriale dello stabilimento, anche questo finito al banco degli imputati. Entrambi erano accusati di aver smaltito rifiuti speciali dell’azienda, pericolosi e non (come toner per stampanti laser, cassette e imballaggi in plastica, ecc), in parte, in scavi su una superficie di circa 4 mila metri quadri e, in parte, accatastandoli e formando così un cumulo di circa 30 metri cubi. Non solo.

I due imprenditori sono stati assolti “perché il fatto non sussiste” anche dall’aver scaricato acque reflue industriali nel canale “Le Lacrime”, gestito dal consorzio di bonifica Terra d’Arneo, senza aver richiesto e ottenuto alcuna autorizzazione. C’era anche un terzo imputato, un operaio dell’azienda, ma la sua posizione fu stralciata per un difetto di notifica. Al processo, c’era pure la Provincia di Lecce che si era costituita parte civile. La pubblica accusa aveva chiesto la condanna a mesi dieci di reclusione ciascuno, ma il giudice ha accolto la tesi degli avvocati difensori Amilcare Tana e Stefano De Francesco del foro di Lecce, e Tommaso Cortesi del foro di Bergamo. “Nel corso dell’istruttoria è emerso come il sequestro preventivo d’urgenza eseguito dai carabinieri del Noe si fosse basato su una serie di segnalazioni anonime rivelatesi infondate. La sentenza di assoluzione che sicuramente non può risarcire economicamente il signor Alessio degli ingenti danni economici subiti a seguito del clamore dato al sequestro, lo ripaga moralmente e conferma l’assoluta correttezza del suo operato”, il commento dell’avvocato Tana.

Alessio aveva inoltre sporto denuncia contro ignoti in relazione a vari reati commessi ai danni della società nel corso della sua gestione della “Ientu”, come il furto di mezzi agricoli e di gasolio e per le “anomalie” relative alla vicenda del sequestro a cui seguì il processo definito ieri. Al momento, l’indagine si è conclusa con una richiesta di archiviazione, essendo rimasti sconosciuti i responsabili, e rispetto alla quale si è opposto l’imprenditore (tramite l’avvocato Andrea Angelelli che lo segue in questa vicenda).

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