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Giovedì, 18 Aprile 2024
Cronaca

Rifiuti tossici e camorra, muore a 72 anni l'ex boss dei Casalesi Carmine Schiavone

È morto in un ospedale nel Viterbese l’ex boss dei Casalesi ed ex collaboratore di giustizia Carmine Schiavone, 72 anni, l’uomo che con le sue dichiarazioni aveva svelato il business della camorra legato al traffico e l'interramento dei rifiuti tossici. Nei giorni scorsi il ricovero dopo una caduta

LECCE – È morto in un ospedale nel Viterbese l’ex boss dei Casalesi ed ex collaboratore di giustizia Carmine Schiavone, 72 anni, l’uomo he con le sue dichiarazioni aveva svelato il business della camorra legato al traffico e l'interramento dei rifiuti tossici. Schiavone era stato ricoverato in ospedale per le conseguenze di una caduta nella sua residenza. Le seu condizoni si sarebbero improvvisamente aggravate, fino a portare al decesso.

Aveva fatto scalpore, a fine 2013, il verbale dell'audizione del collaboratore di giustizia Carmine Schiavone, davanti alla Commissione d'inchiesta parlamentare sui rifiuti (risalente al 7 ottobre 1997 ma reso pubblico dopo sedici anni su decisione dell'ufficio di presidenza della Camera dei deputati), in cui raccontava come la camorra e in particolare il clan dei Casalesi abbiano utilizzato anche il Salento per interrare e smaltire rifiuti tossici provenienti dall’Europa. Un business miliardario che, agli inizi degli anni Novanta, potrebbe aver avvelenato il tacco d’Italia con centinaia o migliaia di tonnellate di rifiuti scaricati da camion e gettati nei campi e nelle cave.

 “Il sistema era unico, dalla Sicilia alla Campania – aveva raccontato Schiavone –. Che poteva importargli, a loro, se la gente moriva o non moriva? L’essenziale era il business. So per esperienza che, fino al 1992, la zona del sud, fino alle Puglie, era tutta infettata da rifiuti tossici provenienti da tutta Europa e non solo dall’Italia”. Poco più di quaranta pagine in cui il cugino del boss Francesco Schiavone spiegava con dovizia di particolari come l'industria dell'ambiente fosse improvvisamente entrata nell'orizzonte criminale dei Casalesi e grazie a quali personaggi si era affermata come una delle più ricche del bilancio della “camorra spa”.

Pochi, in realtà, i riferimenti al Salento e ai contatti con la Sacra corona unita, che in quegli anni viveva la sua escalation criminale: “Anche sulla Puglia parlavamo; c’erano discariche nelle quali si scaricavano sostanze che venivano da fuori, in base ai discorsi che facevamo negli anni fino al 1990-1991”. Riguardo alle aree interessate dal traffico mortale dei rifiuti tossici, il collaboratore (su precisa domanda del presidente della commissione Massimo Scalia), non offriva risposte circostanziate: “A mia conoscenza personale, nel Salento, ma sentivo parlare anche delle province di Bari e di Foggia”. Schiavone, però, non forniva dati o località più precise, spiegando come quello pugliese fosse “un discorso “accademico” interno che facevamo, dicendo: mica siamo solo noi, lo fanno tutti quanti”.

Appariva più preciso, nelle sue dichiarazioni, in merito ai soggetti che operavano in Puglia: “In effetti, in Puglia, la Sacra corona unita non è mai stata nessuno; era sorta inizialmente insieme al gruppo della Nco (Nuova camorra organizzata) di Cutolo e poi fu staccata. C’erano gruppi che operavano con noi e con i siciliani. Nel brindisino operavano un certo Bicicletta, un certo D’Onofrio che stava con Pietro Vernengo, il suo capo zona; con me operavano un certo Tonino ‘o zingaro e Lucio Di Donna, che era di Lecce: si occupavano delle sigarette”.

Circostanze poi smentite dalla Procura generale della Repubblica di Lecce a inizio novembre 2013, che aveva definito irrilevanti le dichiarazioni sul Salento: “La stessa Commissione parlamentare ha ritenuto irrilevante l’unica indicazione fornita nel 1997 da Carmine Schiavone (peraltro già dichiarato scarsamente credibile dall’autorità giudiziaria competente) con un generico riferimento al Salento quale territorio di destinazione di rifiuti provenienti da altre zone, posto che l’autorità giudiziaria non ne era stata neanche informata, evidentemente perché del tutto generica e priva di contenuto concreto e di qualsivoglia dettaglio suscettibile di sviluppi investigativi”.

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