Riforma della giustizia: Camere penali proclamano cinque giorni di astensione

La Camera penale di Lecce aderisce all'astensione in programma dal 20 al 24 marzo prossimo e la promuove con convinzione

LECCE – L’Unione delle Camere penali italiane ha deliberato l’astensione dalle udienze e da ogni attività giudiziaria nel settore penale nei giorni dal 20 al 24 marzo. A Lecce, così come negli altri distretti, l’Ucpi organizzerà manifestazioni ed eventi dedicati ai temi della riforma del processo penale. La protesta punta il dito contro il decreto legge sulla giustizia su cui il governo ha deciso di porre la fiducia.

“La Camera penale di Lecce – spiega l’avvocato Silvio Verri (presidente della stessa, nella foto a destra) – aderisce all'astensione e la promuove con convinzione, in quanto il progetto di riforma su cui il Governo si appresta a porre la fiducia contiene norme inaccettabili come quelle che allungano in maniera irragionevole sui tempi della prescrizione. Peraltro, in un Paese come il nostro, con modeste risorse dedicate all’amministrazione della giustizia, una volta allungati i termini prescrizionali, sono certFOTO AVV VERRI-2o che molti processi languirebbero negli armadi e nessun meccanismo risarcitorio potrebbe mai restituire loro dignità”.

“Questo – conclude l’avvocato Verri – è il gravissimo pericolo che tanti cittadini non stanno percependo, indotti in errore da spinte populistiche, dettate da logiche emergenziali ed irrazionali, a cui la politica spesso non riesce a resistere. Si sappia però che gli avvocati penalisti si opporranno con tutte le proprie forze a tale deriva, con la determinazione che li contraddistingue, consapevoli del ruolo loro assegnato dalla Costituzione”.

Tra le modifiche più avversate, come detto, quella relativa  alla prescrizione: “Allungare la prescrizione (attraverso lo sproporzionato aumento delle pene edittali ed attraverso gli irragionevoli meccanismi della sospensione) significa dilatare indebitamente i già troppo lunghi tempi del processo, violando la presunzione di innocenza, il diritto alla vita degli imputati e la dignità delle persone, mortificando l’interesse dell’intera collettività a conoscere nei tempi più brevi se un imputato è colpevole o innocente”.

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Poi il cosiddetto “processo a distanza”, con i detenuti costretti a partecipare solo in videoconferenza e non nelle aule di giustizia, “in manifesta contraddizione con i principi costituzionali e convenzionali del giusto ed equo processo”.

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