Domenica, 1 Agosto 2021
Cronaca

Presunta corruzione nell’Ato Lecce 3, in sei a giudizio a fine giugno

E' fissata per il 28 giugno la data in cui gli imputati dovranno presentarsi dinanzi ai giudici della prima sezione del Tribunale di Lecce. Sarebbero tutti coinvolti nella complessa vicenda legata agli appalti del consorzio di comuni che si occupa dello smaltimento e del ciclo di rifiuti urbani

Il Tribunale di Lecce
LECCE – Si aprirà il prossimo 28 giugno, dinanzi ai giudici dela prima sezione del Tribunale di Lecce, il processo nei confronti dei sei imputati coinvolti nell’ambito di una presunta e complessa storia di corruzione legata agli appalti dell’ente pubblico Ato Lecce 3 (il consorzio di Comuni che si occupa dell'intero ciclo dei rifiuti urbani nelle sue diverse fasi). A disporre il rinvio a giudizio è stato il gup Carlo Cazzella.
La vicenda giudiziaria ruoterebbe attorno alla figura dell’ex componente del nucleo tecnico operativo (tra il 2003 e il 2008) e responsabile tecnico dell’Ato3, Francesco Causo, una sua collaboratrice, Lara Lopez, e alcuni imprenditori operanti nel settore della raccolta dei rifiuti: Giovanni Polimeno, amministratore unico della Ecotecnica; Martino Lacatena, amministratore unico della Gial plast; Antonella Bianco, amministratore unico della Bianco igiene ambientale e Maria Rizzello, amministratore unico della Armando Nuccio. Secondo l’ipotesi accusatoria Causo, in qualità di pubblico ufficiale, avrebbe predisposto una serie di atti tecnici e amministrativi per “consentire l’aggiudicazione illecita di plurimi contratti d’appalto alle imprese degli altri imputati”. Il tutto per far ottenere il massimo guadagno alle società, a scapito dell’ente pubblico.

Per questo, secondo il pubblico ministero Giovanni Gagliotta, Causo e la Lopez, sua socia in uno studio professionale, sarebbero stati pagati dalle imprese con fatture legate a opere di progettazione per complessivi 91mila euro. Gli appalti in questione sono quelli relativi ai comuni di Terra di Leuca (deliberato nel giugno 2005); del comune di Taviano (deliberati nel dicembre 2005 e aprile 2006); e di Racale (deliberato nel dicembre 2004). Appalti (per un valore di circa 21 milioni di euro) poi assegnati alle imprese degli imputati. L’accusa nei loro confronti è di corruzione per un atto contrario ai doveri d'ufficio. Causo avrebbe inoltre, secondo l’ipotesi accusatoria, omesso “dolosamente e falsamente di riscontrare l’inesistenza delle aree adibite a centro di raccolta dei rifiuti (cosiddetto ecocentro)”. Aree che, seppur obbligatorie, non sarebbero mai state realizzate dalle imprese. 

Causo, indagato inizialmente per turbativa d’asta, ha sempre respinto ogni accusa, precisando di aver svolto nell’ambito delle vicende contestate una mera attività di consulente esterno e di non aver mai avuto alcuna influenza nella gestione e l’aggiudicazione degli appalti. Gli indagati sono assistiti dagli avvocati Viola Messa, Michele e Giuseppe Bonsegna, e Massimo Fasano.

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