Riordino delle carriere irricevibile: protestano gli agenti di polizia

Volantinaggio davanti alla questura. Ianne, Silp Cgil: "Il decreto è confuso; disponibile 1 miliardo di euro per assicurare il diritto alle progressioni di carriera"

LECCE – Gli agenti di polizia hanno manifestato a Lecce, davanti alla sede della questura, per chiedere al governo un piano di riordino efficiente. È questa, infatti, la strada per garantire maggior sicurezza ai cittadini. Nel capoluogo, come nel resto d’Italia, la manifestazione con annesso volantinaggio è stata coordinata dal sindacato Silp Cgil.

“Abbiamo chiesto ed ottenuto importanti risorse da investire nel comparto, pari a quasi un miliardo di euro, ma la riorganizzazione prevista dal decreto Madia fa acqua da tutte le parti”, spiegano gli interessati. La polizia sarebbe stata particolarmente penalizzata, rispetto agli altri comparti della difesa e della sicurezza pubblica (carabinieri, finanza, marina militare ed esercito),  dal decreto legislativo licenziato dall’esecutivo Renzi a causa del blocco dei concorsi interni. La progressione interna delle carriere – denunciano loro – non viene garantita da vent’anni.

“Viviamo queste storture del sistema dal lontano ’95 – conferma il segretario provinciale Silp, Antonio Ianne – ed il governo non è stato in grado di garantire impegni concreti: il decreto prevede che vengano banditi concorsi interni annuali, ma i numeri non tornano. Ad esempio, il ruolo dei sovraintendenti dovrebbe essere esteso ad altre 24mila unità, ma gli attuali assistenti capo che potrebbero passare di ruolo sono quasi il doppio, ovvero 43mila. Se togliamo gli agenti prossimi alla pensione, pari a quasi 9mila persone, è chiaro che una buona fetta di lavoratori si vedrà negato il diritto a quest’avanzamento di carriera”.

Il quadro della riforma appare confuso. Non convincono, infatti, diversi aspetti elencati nel volantino distribuito ai passanti: la previsione delle figure dei coordinatori; il colpo di spugna che azzera le anzianità di servizio; la definizione dei ruoli tecnici e la sperequazione con l’area dirigenziale e le altre forze di polizia.

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Il testo del decreto, secondo il sindacato, è sostanzialmente irricevibile: lo schema è stato già approvato dal Consiglio dei ministri, ma rimangono 90 giorni di tempo per giocarsi il tutto e per tutto, modificando l’impianto. “Le ricadute di un riordino così concepito sono negative anche a livello locale – aggiunge Ianne – basti pensare a ciò che è accaduto presso l’ufficio della polizia giudiziaria di Nardò: mancava un ispettore che coordinasse quella sede e nessun agente aveva il titolo per svolgere quel ruolo. Il problema si è risolto solo dopo le nostre pressioni sul questore, ma se gli avanzamenti di carriera fossero stati già regolamentati, non ci saremmo trovati in questa situazione”.

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