Riparte la macchina per l'eradicazione degli ulivi. Notificati nuovi avvisi

Agenti del corpo forestale hanno consegnato in agro di Veglie verbali relativi a imminenti operazioni di abbattimento. Da aprile sono stati portati a termine nuovi esami di laboratorio e il numero delle piante da sacrificare, come si temeva, è aumentato

Un cartello apposto su un ulivo invita il proprietario a non accettare denaro per abbattere le piante.

VEGLIE – Da oggi qualunque giorno è utile per l’eradicazione degli ulivi colpiti dal batterio della Xylella fastidiosa. Sono stati notificati ieri ad alcuni proprietari di fondi in agro di Veglie i verbali dei provvedimenti di prescrizione per l’abbattimento delle piante infette. In tutto e per tutto uguali a quelli che erano stati recapitati nei mesi scorsi, ma alla luce dell’esito di altre analisi di laboratorio il numero delle piante da sacrificare è aumentato: dovrebbero essere una sessantina solo nella zona di Veglie, ma bisogna tener presente tutta la fascia di eradicazione e la zona cuscinetto, nonché i focolai più settentrionali tra cui quello di Oria.

Trascorso il periodo elettorale, dunque, la macchina delle eradicazioni si è rimessa in moto. D’altra parte è attesa per fine mese la visita di una delegazione del comitato fitosanitario europeo e le autorità italiane non vogliono farsi tacciare di immobilismo: alcuni interventi non possono essere più rinviati. Per il 22 è anche annunciata la visita del commissario alla Salute, ma secondo alcune indiscrezioni potrebbe saltare.

L’ambito normativo che giustifica questa nuova ondata di notifiche è quello della prima versione del piano Silletti, dato che la seconda, successiva alle decisioni maturate a Bruxelles a fine aprile, deve essere ancora formalmente adottata. Tra le nuove indicazioni pare che vi sia quella che trasferisce l’onere dell’abbattimento in capo ai proprietari, dietro incentivo economico in base alla circonferenza del tronco da estirpare: secondo stime approssimative, ogni albero tagliato potrebbe valere tre i 200 e i 300 euro.

Sul fondo “La duchessa”, dove è attivo il presidio ambientalista da oramai due mesi, è adesso di nuovo tangibile la preoccupazione, le notifiche sono il preludio di un ingranaggio che, seppur macchinoso, ha ripreso a girare: la presenza in un terreno vicino degli agronomi del Consorzio di difesa delle produzioni intensive, impegnati nel monitoraggio delle piante nel raggio di 200 metri da quella colpita, fa scattare l’allarme.

20150611_104701-2A differenza delle eradicazioni, i sopralluoghi non sono notificati né preannunciati e questa circostanza non è gradita da alcuni proprietari che non fanno nulla per nascondere le loro perplessità al personale tecnico, accompagnato sul posto da un agente della forestale in borghese. Gli agronomi staccano alcune foglie dalle chiome, le depositano in una busta e per ciascun campionamento effettuano la georeferenziazione: gli esami forniranno le risposte.

Si comprende dunque oggi con maggiore chiarezza che il pronunciamento della giustizia amministrativa, che pareva aver congelato la questione almeno fino alla discussione nel merito, fissata a dicembre, sia  ritenuto efficace solo nei confronti delle aziende biologiche e vivaistiche ricorrenti che hanno visto sancita la fondatezza del proprio timore di subire un danno grave e irreparabili con l’abbattimento delle piante potenzialmente ospiti e con l’utilizzo di prodotti chimici.

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Un’interpretazione che può suonare come una forzatura, dal momento che l’accoglimento dei due ricorsi sarebbe invece avvenuto sulla base dell’illegittimità dei presupposti del piano, a partire dalla dichiarazione dello stato di emergenza. E’ più che lecito quindi, attendersi altri contenziosi amministrativi.

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