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Foto di repertorio.

Foto di repertorio.

Avance, telefonate e “appostamenti” sotto casa: 100mila euro di risarcimento all’ex segretaria dal suo datore

La decisione del giudice del Tribunale civile di Lecce su una vicenda cominciata nel 2007 ai danni di una giovane donna che all’epoca aveva appena 22 anni

LECCE – Avance di natura sessuale, telefonate anche di domenica e “appostamenti” nei pressi dell’abitazione della segretaria della sua azienda in numerose occasioni. L’ex datore dovrà ora risarcire la vittima con una somma di 100mila euro. Lo ha stabilito in giornata il giudice della prima sezione del Tribunale civile di Lecce, Viviana Mele, quantificando il danno subito dalla malcapitata, difesa dall’avvocato Anna Maria Borgia del Foro di Lecce.  La protagonista della vicenda è una donna di 36 anni, all’epoca dei fatti appena 22enne, impiegata presso una ditta del centro Salento specializzata in costruzioni edili e manutenzione stradale. Una sentenza che chiude definitivamente una vicenda giudiziaria cominciata anni addietro e che ha visto l’imprenditore, oggi 80enne, condannato in primo grado e poi in Appello, col rigetto del ricorso in Cassazione perchè dichiarato inammissibile.

L'incubo è cominciato nel novembre del 2007 quando la giovane segretaria, appena separata dal marito, è divenuta oggetto delle attenzioni morbose da parte del suo datore. In ufficio sin dalle 6 del mattino, almeno fino alle 9 era solita trvarsi senza gli altri colleghi. Scena che si ripeteva anche il sabato mattina, con tutti gli altri dipendenti a casa. Quelli i momenti in cui l’imprenditore, di diverse decine di anni più anziano della vittima, ha rivolto a quest’ultima attenzioni particolari. Battute e frasi sempre più insistenti, accompagnate anche da telefonate domenicali che nulla avevano a che fare con l’utilità professionale e persino appostamenti sotto casa. Nonostante le abbia fermamente respinte, le molestie nei confronti della segretaria sono però proseguite.

La situazione, che nel tempo ha generato alla giovane segretaria stati di ansia e paura, è poi degenerata, come ricostruito negli anni, a settembre del 2009. Un sabato mattina in cui la vittima è stata invitata ad andare in bagno, come richiesta di favore, per lavare gli occhiali del proprio datore. Ma quest’ultimo si è presentato alle spalle della sua dipendente, esortandola a consumare un rapporto sessuale. A lei non è rimasto che chiudersi all'interno, mentre il datore continuava a sbraitare e ad offenderla. Il giorno dopo, l’allora 24enne presentò un certificato medico di un paio di giorni, restando a casa. Poi un altro, per qualche giorno ancora, fino a quando non è stata costretta a presentare una lettera di dimissioni dal luogo di lavoro, nonostante non godesse di altre fonti di reddito. Semplicemente, lì non ce la faceva proprio più. Davanti al quadro psicologico, che nel tempo ha visto la vittima in preda a forti stati di ansia, attacchi di panico e claustrofobia, il giudice ha così stabilito il risarcimento in termini economici per l’incubo subito in quegli anni.

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