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Mercoledì, 18 Maggio 2022
Cronaca

Rischiano l'ergastolo per un caso di lupara bianca, ma c'è un colpo di scena

Il figlio di un collaboratore di giustizia con una lettera scagiona gli uomini accusati della scomparsa di Giuseppe Pagano, di Copertino, avvenuta trent’anni fa nel Brindisino. Salta la sentenza

LECCE - Colpo di scena nel processo ai quattro uomini ritenuti responsabili della morte di Giuseppe Pagano, il giovane di Copertino freddato a colpi d’arma da fuoco nelle campagne di Tuturano, nel Brindisino, nel giugno del 1990.

Oggi era attesa la sentenza, ma sulla scrivania della giudice Simona Panzera è arrivata la lettera del figlio di un collaboratore di giustizia che rimescola le carte, perché scagionerebbe Giovanni De Tommasi, 61 anni, di Campi Salentina, ritenuto dalla pubblica accusa il mandante dell’omicidio insieme con Claudio Conte, 51, di Copertino, e Antonio Pulli, 66, di Veglie.

L’uomo armato di carta e penna ha spiegato di essere venuto a conoscenza del dibattimento in corso dalla stampa e di essere depositario di una verità molto diversa da quella raccontata dall’inchiesta condotta dal procuratore aggiunto Guglielmo Cataldi. I tre uomini rischiano l’ergastolo così come Antonio De Nicola, 69, di Brindisi, considerato dagli inquirenti l’esecutore materiale del delitto con un altro individuo nel frattempo defunto.

Preso atto del contenuto della missiva e della disponibilità dello scrivente a testimoniare, la giudice ha rinviato l’udienza al 2 maggio per il suo ascolto in video conferenza dalla località protetta in cui vive da quando era ragazzino.

Secondo le indagini, si trattò di un omicidio maturato in un contesto mafioso: sarebbe stato commesso con premeditazione e per motivi abietti legati al fatto che la vittima non avrebbe rispettato alcune regole del clan di cui avrebbe fatto parte come quella di eseguire un omicidio, di consegnare i proventi delle attività illecite e di assistere economicamente i detenuti e i loro familiari. Non solo. Sarebbe stata punita anche perché avrebbe svolto attività concorrenziali a quelle dell’organizzazione di appartenenza.

Inizialmente, subito dopo la scomparsa di Pagano, gli accertamenti della magistratura portarono a un nulla di fatto, ma in seguito alla riapertura del caso ottenuta nel 2019 dalla sorella della vittima fece seguito l’imputazione coatta disposta dal giudice Carlo Cazzella e si andò a processo.

La donna che, in questi anni, non si è mai rassegnata affinché venisse fatta giustizia è parte civile con l’avvocato Roberto Rella, mentre gli imputati sono difesi dagli avvocati Francesca Conte, Elvia Belmonte, Andrea Starace e Fiorendina De Carlo.

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