Ritorno in Africa: lo storico gruppo dei Tingipupi sulle strade del Marocco

Un viaggio di circa mille chilometri lungo strade tortuose e scenari mozzafiato, lungo la catena montuosa dell'Atlante

LECCE - E' un sentimento difficile da spiegare, una sorta di concetto letterario, una malattia dell’animo, un pugno nello stomaco, stupore e attrazione per un luogo che sembra ti appartenga. Il "mal d'Africa" è un qualcosa che ti rimane attaccato nell'anima e nel cuore, nello sguardo e nei ricordi, trasformandoli nella nostalgia delle cose perdute. Sarà forse per questo che lo storico gruppo dei Tingipupi, giramondo amanti dei viaggi vissuti tra amiciza e goliardia, divertimento e voglia di scoprire, ha deciso di tornare in Africa.

Dopo le avventure in sud America e sulle Ande argentine, l'Asia delle steppe mongole e tanta Europa (Islanda, Romania, il cammino di Santiago, Albania e Montenegro) il gruppo di amici appassionati dei viaggi in bicletta è tornato in Africa, dopo aver già pedalato tra Kenya, Tanzania e Zanzibar. Questa volta la meta del viaggio è il Marocco e la catena montuosa dell'Atlante, cantata anche da Virgilio nell'Eneide.

A comporre la spedizione africana quattro affiatati e storici amici: l'avvocato Carlo Valente, responsabile tecnico; Luciano Mazzotta, responsabile amministrativo; il giovane Giuseppe Salomi, e il medico Roberto Della Giorgia, leader carismatico e organizzativo del gruppo, autentico giramondo e viaggiatore instancabile. Il giro è partito dalll'affascinate città imperiale di Marrakech, per poi salire verso Tizi n'Tichka (letteralmente valico dei pascoli), un passo montano a 2.260 metri d'altezza, che conduce alla città di Ouarzate attraverso la catena montuosa dell'Alto Atlante. Si trova tra la grande pianura di Marrakech e la porta del deserto del Sahara. Tichka significa "difficile" e quindi significa letteralmente percorso difficile, perché la strada ha tanti tornanti. Da lì giù nella valle di Ounilla,  passando per Télouet (e la sua leggendaria qasba) e la città fortificata di Ait-Ben-Haddou, dove sono stati girati film come "Lawrence d'Arabia" e "Il tè nel deserto". Luoghi leggendari, pieni di storia e di fascino, solcati da viaggiatori ed esploratori, carovane e legionari.

Poi la la Valle del Dadès, uno dei posti più spettacolari e scenografici del Marocco, un canyon non lontano dalle gole di Todra, a 110 chilometri da Ouarzazate, nel cuore della "valle delle rose", con un valico a 2.650 metri su pista sterrata. Da lì tanta montagna fino alla remota Imilchil e gli 80 durissimi chilometri da Anergui fino alla cattedrale di pietra di Zaouia Anhasal. E ancora la valle di Ait  Bouguemez (con due valichi a quasi 2.800 metri) con Agouti. Da lì si inzia la discesa Demnate e l'ultima tappa a Marrakech, per un totale di circa mille chilometri da percorrere in undici giorni.

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Una nuova impresa, un'altra avventura da ricordare e raccontare, luoghi meravigliosi da condurrevià con sè, che il "mal d'Africa" trasformerà in struggente malinconia, da cancellare magari con il prossimo viaggio targato Tingipupi, gli uomini dalle bandane gialle, capaci di portare il loro grande senso dell'amicizia in giro per il mondo. 

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