Ritorsioni a colpi di pistola e messaggi trasversali. La pax mafiosa è ormai lontana

I recenti fatti di cronaca e gli attentati a due esercizi commerciali dimostrano come sia in corso una faida tra due gruppi, quello capeggiato da Pasquale Briganti e quello di Andrea Leo, alias Vernel. L'arresto dei due latitanti è la conferama di questo assioma

LECCE – La pace sembra ormai essere lontana. L’operazione Network, oltre ad aver bloccato l’ennesimo tentativo di riorganizzazione dei clan della Scu, e la trasformazione della struttura della quarta mafia, passata da una forma verticale e verticistica, a una orizzontale, attraverso una sorta di spartizione del territorio e di gruppi contigui, ha creato una sorta di vuoto di potere e di lotte intestine tra i vari gruppi operanti sul territorio. Gli arresti, il tramonto di Roberto Nisi (pestato in carcere come un qualunque detenuto), e la nuova ondata di “pentiti”, ha creato uno scossone alle vecchie gerarchie e agli accordi siglati.

L’arresto dei due latitanti sfuggiti alla cattura, Francesco Mungelli, 37enne, e Alessandro Greco, 31enne, delinea come vi sia una spaccatura tra il gruppo capeggiato da Pasquale Briganti e quello di Andrea Leo (alias Vernel). E’ in questo contesto, fatto di lotte per la conquista del territorio, che si inseriscono, secondo gli investigatori, alcuni degli ultimi episodi avvenuti in città.

Il riferimento è agli attentati compiuti ai danni del negozio “Gli elettrici”, di via Duca d’Aosta, e della pizzeria “La Diavola”, su viale Giovanni Paolo II. Ad armare la mano degli autori non vi sarebbe il racket delle estorsioni, ma una sorta di messaggio trasversale proprio ai due latitanti legati in qualche modo, per motivi diversi, alle due attività commerciali. E sempre sulla stessa linea d’onda vi sarebbe la raffica di colpi sparati contro l’abitazione dei genitori dei fratelli Leo a Vernole. Un botta e risposta legato indissolubilmente ai traffici illeciti, in primis il mercato delle sostanze stupefacenti, da sempre motore trainante dell’economia criminale locale. La latitanza dei due ricercati scovati all’interno di un b&b, avrebbe dato fastidio, anche perché i due avrebbero cercato di continuare a tenere le fila del gruppo. Da qui il sospetto che qualcuno possa aver fornito preziose indicazioni alla loro cattura.

Lo stesso Alessandro Verardi, l’ex primula rossa divenuta collaboratore giustizia, ha ricostruito con le sue dichiarazioni interessi e strategie dei vari gruppi, dalle estorsioni ai lidi al traffico internazionale di droga. Era stato proprio lui, nel periodo di latitanza in Spagna, a fare da testa di ponte per gli acquisti di partite di droga, in particolare hascisc e cocaina. Carichi di sostanza stupefacente che dalla penisola iberica raggiungevano il Salento attraverso i corrieri della droga. Mungelli e Greco avrebbero, secondo gli inquirenti, un ruolo importante in questi affari, tanto da contestargli l’associazione mafiosa finalizzata al traffico di droga.

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L’analisi degli appunti e dei “pizzini” sequestrati nel covo dei latitanti, su cui sono al lavoro gli uomini della Squadra mobile coordinati dal vicequestore Sabrina Manzone, potrebbe fornire nuovi importanti sviluppi investigativi e la chiave di lettura delle nuove strategie e dei nuovi assetti criminali. L'attività d'indagine della polizia, come sottolineato dallo stesso procuratore Cataldo Motta (che ha più volte eelogiato l'operato della Mobile), sta facendo terra bruciata intorno alla criminalità, giungendo ad arresti e sequestri importanti.

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