Ritrova il padre naturale, ma i tutori legali le negano il test del Dna e lei si rivolge alla magistratura

E' stata fissar per i prossimi giorni l'udienza in cui sarà discussa la vicenda giudiziaria di una 23enne a cui l’amministratore della casa famiglia e l’amministratore di sostegno cui è stata affidata, avrebbero impedito di eseguire il test del Dna per stabilire il padre naturale

LECCE – Da poco  ha compiuto 23 anni, ma per quasi tutta la sua giovane vita la madre le ha nascosto l'esistenza del padre naturale. Fino a 19 anni, infatti, ha vissuto con la nonna materna, seguita solo sporadicamente dalla stessa madre. Quest’ultima non ha mai detto al padre naturale di avere una figlia e viceversa. Quando la ragazza ha scoperto di avere un padre, ha deciso di cercarlo e incontrarlo. I due hanno iniziato a frequentarsi per conoscersi ma dopo poco tempo il Cim, chiamato precedentemente dalla ragazza per essere aiutata a superare dei problemi anaffettivi, ha nominato tramite il giudice tutelare un amministratore di sostegno, escludendo il presunto padre naturale.

L’uomo, per ovviare al problema del riconoscimento e quindi ottenere l’affidamento della figlia, ha effettuato il test salivare al quale avrebbe dovuto sottoporsi anche la 23enne per ottenere dall’incrocio delle analisi la conferma scientifica del loro legame genetico. La stessa ha fatto sapere più volte, tramite l’amministratore di sostegno, di voler eseguire il test, ma lo stesso amministratore, con il responsabile della casa famiglia alla quale nel frattempo era stata affidata, hanno impedito alla ragazza di effettuare il test. A distanza di tre anni questo test non è ancora arrivato.

Il legale del presunto padre, l’avvocato Gabriella Cassano, ha promosso azione legale contro l’amministratore della casa famiglia e l’amministratore di sostegno, accusandoli di aver impedito nel corso degli anni alla ragazza di incontrare il padre e di effettuare il test della paternità. I due sono stati anche accusati di aver negato a qualunque persona cara e amica di Marta (che non sia di loro gradimento) un contatto, anche minimo, mantenendola in uno stato di segregazione tale da integrare atti di violenza privata (le sarebbestato sottratto anche il cellulare) e abuso di mezzi di correzione e disciplina.

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Per mercoledì prossimo è stata fissata l’udienza in cui sarà discussa una storia delicata e controversa di una ragazza che, dopo anni difficili, cerca un po’ di serenità. 

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