Sabato, 31 Luglio 2021
Cronaca

Ritrovamenti e polemiche: "La camicia spunta solo ora"

La camicia sporca di sangue scovata a 300 metri da casa di Basile, il politico ucciso. Francesco D'Agata, responsabile provinciale di Idv: "Ricerche superficiali?". E intanto c'è mistero sulle auto

La camicia sporca di sangue.

Hanno fatto l'alba nel commissariato di polizia di Taurisano. Interrogati per ore, dopo il ritrovamento della camicia inzuppata di sangue. Gianni D'Agata, leccese ed ex carabiniere, Gianfranco Coppola, di Ugento, ex agente di polizia a Gallipoli e consigliere comunale della sua città, Salvatore Di Mitri di Cavallino, i tre esponenti di Italia dei Valori che hanno rinvenuto la blusa a righe marroni intrecciate, con un taschino strappato e chiazze che a prima vista sembrerebbero tracce ematiche, sono tornati alle proprie abitazioni solo alle 6 del mattino. Una notte intera trascorsa a rispondere alle domande degli investigatori che hanno repertato l'indumento, a confrontarsi, ad intrecciare ipotesi. E' la camicia l'elemento più importante scoperto finora. Ad una settimana esatta dall'omicidio di Peppino Basile, si unisce a quel coltello a serramanico scovato nel suo fondo privato da un finanziere. Lama di 10 centimetri e mezzo, impugnatura in madreperla. Luccicava sinistro nel mattino sotto un albero di ulivo. Nessun traccia evidente di sangue. Forse, ma è solo un'ipotesi, potrebbe essere stato pulito proprio con la camicia.

Già, la camicia. "Non voglio entrare in polemica con le forze dell'0rdine, ma è lecito chiedersi: come mai salta fuori solo ora?". Sbotta così Francesco D'Agata, raggiunto telefonicamente nella domenica delle nuove rivelazioni sulle possibili piste da seguire. D'Agata, figlio di Gianni, avvocato e fresco di nomina nelle vesti di responsabile provinciale di Italia dei Valori, si chiede: "Come sono stati fatti i sopralluoghi? E' chiaro che ancora è da chiarire se quella camicia ha qualcosa a che vedere con l'omicidio. Sta di fatto che è un elemento fondamentale per le indagini e la circostanza che sia emersa ad una settimana dal delitto, in mezzo alle campagne, a soli 200-300 metri dall'abitazione, e non ad 800 come s'era detto in un primo momento, è un dato che fa riflettere. O è stata gettata da qualche contadino successivamente all'episodio, e quindi poco ha a che vedere con questa terribile vicenda, oppure le ricerche non sono state approfondite. Tanto che è spuntata dopo un sopralluogo superficiale di tre esponenti del comitato (si tratta di una commissione sorta per opera di compagni di partito e cittadini che vogliono proseguire l'opera di Peppino Basile, NdR)".

"A questo si aggiunge un altro fatto - conclude Francesco D'Agata -: dopo una settimana e diversi interrogatori, ancora non c'è un nome iscritto nel registro degli indagati". Insomma, iniziano a sorgere anche le prime polemiche intorno all'inchiesta. Che assume sempre più i contorni di un giallo a tinte fosche, in cui s'intrecciano le ipotesi più disparate. Dalla pista passionale, a quella legata alle attività imprenditoriali, fino a quella a prima vista forse più ovvia, ma non per questo la più certa, ovvero allacciata all'attività politica di consigliere comunale e provinciale di Basile. Ora, questa camicia apre nuovi spiragli. Ammesso che davvero, come nel caso del coltello, sia da ascrivere all'omicidio. Ci si muove a tentoni fra scoperte che non sono punti fermi, ma solo punti di partenza. La Fiat Uno blu mezza sfasciata scovata nello stesso campo, ad esempio, è entrata ed uscita nella scena del crimine nel giro di poche ore. Si pensava potesse essere stata rubata ed usata dall'assassino, per via della maniglia forzata e dei fili elettrici tirati, ma era invece un "reperto" del proprietario di un fondo vicino.

Ora tutte le attenzioni si concentrano quindi su questa camicia da uomo mezza strappata e macchiata. Il sangue di Peppino Basile? E' stata recuperata ieri pomeriggio dopo una "ronda" nei campi dei tre esponenti politici, i quali stavano setacciando le campagne che da casa di Peppino Basile raggiungono il mar Jonio: volevano raggiungere il complesso edilizio in fase di realizzazione dalle parti di Torre San Giovanni, da sempre inviso da Basile e sul quale spesso ha puntato l'indice durante le sedute del Consiglio comunale. Sotto la camicia insanguinata, anche alcuni fazzoletti intrisi di tracce ematiche. Si trovavano sul ciglio della strada, fra altri rifiuti.

Ammettendo che la camicia sia dell'assassino (e qui le analisi sulle macchie potrebbero svelare molte cose), il fatto che sia di taglia media fornirebbe un ritratto (seppur molto approssimativo) di chi l'ha indossata. Un uomo snello, con il quale Basile avrebbe lottato a lungo. Il taschino sinistro presenta uno strappo di una quindicina di centimetri. Potrebbe essere stato praticato dal politico di Ugento durante la colluttazione. Una lotta feroce, nella quale ha avuto la peggio perché il suo avversario era armato. Ma in cui avrebbe tentato di difendersi con vigore, prima di cedere al dolore lancinante di quindici coltellate e all'appannamento dei sensi. Due di queste coltellate sono andate a segno in punti quali una mano e un'ascella, che solitamente sono indicazione inequivocabile di una drammatica forma di resistenza da parte dell'aggredito: il tentativo istintivo di proteggere le zone vitali del corpo.

Ma sono tanti gli interrogativi al quale cerca una risposta il pubblico ministero Giovanni De Palma, titolare dell'inchiesta, e che si avvarrà presto anche del supporto del Ris. Quante persone hanno aggredito Peppino Basile? Potrebbero essere due. Il coltello e la camicia, rinvenuta sulla via che da Ugento conduce a Salve, potrebbero essere stati lanciati dal finestrino del lato del passeggero da un'auto in corsa nella notte fra il 14 ed il 15 giugno, per fuggire il più lontano possibile dal teatro dell'omicidio. E se non è certamente la Fiat Uno blu, quale il veicolo usato? Il consigliere di Ugento è stato ucciso sotto casa, intorno all'1,30, in via Nizza, zona periferica del paese. I primi a soccorrerlo, udendo le urla, sono stati alcuni vicini. Qualcuno potrebbe anche aver scorto qualcosa, sebbene solo di sfuggita. In paese si mormora di un'auto scura di piccola cilindrata apparsa e scomparsa all'improvviso negli attimi successivi all'omicidio con una sgommata, e che forse potrebbe aver anche urtato da qualche parte. Anche questo un fatto sul quale gli investigatori di polizia e carabinieri stanno cercando di fare luce.


(Articolo di EMILIO FAIVRE con la collaborazione di FRANCESCO OLIVA. Le foto della camica e della Fiat Uno sono di GIANNI D'AGATA, di Italia dei Valori. Le foto della polizia al momento del repertamento della camicia sono di FELICE TEDESCHI).

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