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Giovedì, 2 Dicembre 2021
Cronaca Surbo

Macabra scoperta fra le ruote del treno, la mano "mozza" è vera o di resina?

Il ritrovamento sabato nello scalo di Surbo durante la pulizia di un "Freccia Bianca" della linea Lecce-Milano. Il giorno prima c'era stato un investimento a Rimini e si temeva una correlazione. Per la scientifica è un falso, ma è stata disposta l'analisi

SURBO – In tutto e per tutto, dimensioni e conformazione, simile a un arto vero. Quella mano indossa persino un mezzo guanto o, comunque, è avvolta da un pezzo di stoffa che può sembrare una manica. E poi, ci sono piccole parti sul dorso, staccate, come brandelli di carne. E, ancora, c'è un'unghia, sul dito medio, ben visibile. Talmente ben modellata da essere identica a una umana. O che si tratti dell'unghia vera di una mano vera?

Davvero una macabra e strana scoperta quella avvenuta nella mattinata di sabato presso lo scalo ferroviario di Surbo. L’oggetto è stato immediatamente recuperato dagli agenti della Polfer di Lecce, fatti sopraggiungere dal personale della società di trasporti. Gli inquirenti hanno sigillato il reperto, ormai deteriorato dallo sfregamento e dagli agenti atmosferici, per essere analizzato.

La storia, già di per sé grottesca, assume in queste ore l'aspetto di una sorta di "giallo" (se così si può dire). La Polfer del compartimento di Bari, dopo una prima prima visione da parte della scientifica, sostiene che quasi sicuramente l'arto proviene da una statua di resina. Gli specialisti ne sono sostanzialmente convinti.

Però in queste ore la mano si trova presso la camera mortuaria dell'ospedale "Vito Fazzi" di Lecce, all'interno di una busta, e dovrà essere analizzata dal medico legale. Mercoledì si avrà un responso ultimo da parte dello specialista Roberto Vaglio. La verifica era stata predisposta già per oggi, in realtà, ma poi è slittata.

Insomma, il dubbio (forse) non è del tutto chiarito se è vero che è stata disposto l'accertamento che ne stabilirà con sicurezza l'origine. D'altro canto, la stessa Polfer e la scientifica - per eccesso di scrupolo - hanno ovviamente interessato la Procura leccese, che ha preferito disporre un approfondimento. Non si vuole lasciare nulla d'intentato di fronte a quella che è comunque una visione raccapricciante e una circostanza che sfiora l'assurdo. La mano, infatti, al momento del ritrovamento, era incastrata fra le ruote di un treno.  

L'altra faccenda da chiarire, vera o finta che sia la mano,  è dove sia stata "agganciata", nel lungo tragitto fra Milano e Lecce. Ma se risultasse realmente di una statua di resina e non di un cadavere, non si verrà forse a sapere mai. La storia fin dalle prime battute aveva generato allarme e la situazione è stata presa molto seriamente. 

A monte, infatti, c'è un'incredibile circostanza. Venerdì 2 gennaio fra Rimini e Riccione, purtroppo un uomo è stato travolto da un treno e, nel corso della ricerca delle spoglie lungo la tratta, non è stato trovato un arto. Quando sabato mattina è stata rinvenuta quella mano sotto le ruote di ferro di un treno, la Polfer s'è ovviamente insospettita. Ed è nata l'indagine. 

Tutto è successo nel corso di un’operazione di routine, quella del cosiddetto “lavaggio dei materiali”, per pulire esternamente e internamente i treni. Poi la choccante scoperta. Sotto la ruota metallica di un convoglio “Freccia Bianca”, impiegato per collegare Milano a Lecce, i dipendenti di Trenitalia hanno rinvenuto quella che ha le sembianze della mano sinistra di un essere umano.

Non era escluso in prima battuta nemmeno che potesse trattarsi della protesi di un braccio, sempre appartenente a un essere umano. Di sicuro non è di un manichino, come suggeriscono alcuni particolari. Nonostante le pessime condizioni complessive (l'arto è in parte schiacciato, di colore grigiastro e parzialmente ricoperto di terra) sono ben evidenti un'unghia del dito medio e quelli che sembrano brandelli di pelle penzolanti sul dorso. La recisione all'altezza del polso, inoltre, è frastagliata e irregolare, come di certo non avviene per oggetti di plastica. 

Gli inquirenti hanno iniziato fin da subito a sondare incidenti o suicidi che si sono verificati sui binari e nelle stazioni pugliesi e del resto d'Italia lungo la tratta adriatica. Per le condizioni in cui è stato recuperato il reperto, è difficile stabilire sul momento quando sia stato collocato o staccato. L'arto (indipendentemente dalla sua natura) potrebbe anche essere rimasto per diverso tempo ai margini del binario e agganciato solo in seguito dal "Freccia Bianca" nel corso del suo lungo percorso avanti e indietro per l'Italia.

Il tutto potrebbe però essere frutto di uno scherzo. Se fosse così, sarebbe davvero ben riuscito, se è vero che le sembianze sono quelle di un arto umano e che non c'è ancora piena concordanza sul risultato ultimo. Eccesso di scrupolo l'analisi delegata al medico legale? Lo si capirà soltanto attendendo l'esito nei prossimi giorni.

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